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La distribuzione Linux nota finora come postmarketOS ha cambiato nome e da adesso si chiama Nura. Non capita spesso che un gruppo di sviluppatori decida di voltare pagina e rinunciare proprio a ciò che negli anni è diventato il suo tratto più riconoscibile, eppure è esattamente la strada scelta dal team che porta avanti il progetto. Parliamo di una piattaforma in circolazione da circa un decennio, nata nel 2017 come semplice port di Alpine Linux e pensata per restituire utilità ai prodotti che non ricevono più aggiornamenti, con un’ottimizzazione specifica anche per i dispositivi mobile.
Perché postmarketOS è diventata Nura
Sul fronte tecnico non ci sono stravolgimenti da segnalare. L’ultima versione stabile del sistema è la 26.06 e le funzionalità restano quelle già conosciute da chi segue il progetto da tempo. La vera notizia è il rebrand, che arriva al termine di un percorso piuttosto lungo. Il processo è partito circa un anno e mezzo fa e ha coinvolto direttamente la community, chiamata a dare una mano nella ricerca di un’identità nuova. Alla base della decisione c’è una presa di coscienza molto concreta: il vecchio nome era complicato, lungo e poco intuitivo da pronunciare per chi parla determinate lingue.
A complicare le cose ci si metteva anche l’uso delle maiuscole, considerato grammaticalmente poco felice. Nel nome originale la p e la m erano minuscole mentre la sigla OS compariva in maiuscolo, una combinazione che nel tempo ha generato parecchia confusione. Online sono circolate grafie di ogni tipo come Postmarketos, PostMarketOS oppure PostmarketOS, con il risultato che sia chi scriveva sia chi leggeva finiva spesso per non capire quale fosse la versione corretta. Un problema apparentemente piccolo che però, per un progetto open source che vive anche della propria riconoscibilità, pesava più di quanto si possa immaginare. Con Nura il discorso si semplifica parecchio: quattro lettere, facili da ricordare e senza particolari insidie di scrittura.
Dai nuraghi della Sardegna al nuovo dominio
C’è anche un pezzo di Italia al centro della nuova identità. Il nome Nura deriva infatti dai nuraghi, le antiche costruzioni in granito presenti in Sardegna che risalgono almeno al 3000 a.C. e che sono ancora oggi in piedi. La scelta non è casuale. L’intenzione degli sviluppatori è trasmettere un messaggio legato alla stabilità e alla capacità di resistere al passare del tempo, proprio come queste strutture che hanno attraversato millenni. Un richiamo che si sposa bene con la missione stessa della piattaforma, nata per allungare la vita di dispositivi che altrimenti finirebbero dimenticati in un cassetto.
Il logo invece non cambia. È stato soltanto ritoccato in alcuni dettagli, così da mantenere un filo di continuità con il passato. Diverso il discorso per l’indirizzo web, dato che il nuovo dominio di riferimento diventa nura.eco. Una soluzione quasi obbligata, visto che la versione con estensione .org era già occupata e il suo proprietario ha rifiutato l’offerta di acquisto inviata dal team.
Resta ampio anche il ventaglio di hardware compatibile. Tra i dispositivi supportati da Nura figurano i Fairphone, i Google Pixel, i vecchi Nexus, diversi Chromebook, prodotti Nokia, notebook Lenovo e telefoni OnePlus, insieme a molti altri modelli ancora.
Fonte: TecnoAndroid








