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Porsche ha confermato ufficialmente il ritorno della Macan a benzina, attesa per il 2028 accanto alla versione elettrica. Si tratta di una vera svolta strategica per la Casa di Zuffenhausen, maturata dopo che il mercato ha risposto in modo ben diverso dalle previsioni. In Europa la scelta di proporre la Macan soltanto alla spina non ha convinto gli acquirenti e nel 2026 le consegne della Macan EV sono calate del 40%. Esaurito l’effetto novità, la clientela del marchio ha mostrato con chiarezza di restare affezionata al motore a combustione.
Il nuovo SUV termico non partirà da un foglio bianco. Condividerà la base tecnica con la nuova Audi Q5, una sinergia interna al gruppo che consente di tenere sotto controllo i costi. Sotto il cofano le ipotesi più accreditate indicano un 2.0 turbo a quattro cilindri oppure un V6 3.0 biturbo. Dal 2028 chi vorrà una Macan potrà quindi scegliere fra due anime ben distinte, alla spina oppure a benzina.
Numeri in calo e una Cina sempre più lontana
La portata della retromarcia si capisce guardando la parabola recente dell’azienda. Nel 2023 Porsche aveva toccato il record storico con oltre 320mila consegne, poi è iniziata la discesa con 310mila unità nel 2024 e 279mila nel 2025. Nel primo semestre 2026 le vendite sono scese ancora del 16%, fermandosi poco sopra quota 122mila. Nello stesso periodo però la Porsche 911 è cresciuta del 19% superando le 30mila unità. Il modello simbolo vola mentre il resto della gamma fatica, e anche il fatturato è passato dai 40,5 miliardi del 2023 ai 36,2 del 2025.
Il colpo più duro arriva dalla Cina, che fino a poco tempo fa valeva il 35% delle vendite del brand. Nel Paese i volumi complessivi sono scesi del 32%, con una clientela giovane e tecnologica che sceglie sempre più spesso i costruttori elettrici locali. A Stoccarda prevedono che il peso del mercato cinese scenderà al 12% del totale. I progetti di espansione finiscono nel cassetto e resterà soltanto un polo dedicato al digitale e ai sistemi di assistenza alla guida, mentre la produzione rimarrà in Europa.
Il piano Sportwagenschmiede ’35 e la nuova gamma
Il nuovo piano si chiama Sportwagenschmiede ’35, cioè la fucina delle auto sportive. Lo guida Michael Leiters, 55 anni, al vertice del consiglio di amministrazione da gennaio dopo esperienze in Ferrari e McLaren e una lunga carriera proprio a Stoccarda. La parola d’ordine è valore anziché volume, che in pratica vuol dire abbassare la soglia di pareggio sotto le 200mila auto consegnate, tagliare i costi di produzione e puntare sui modelli più redditizi. I prezzi aumenteranno in media del 20% su tutta la gamma, in cambio di maggiore esclusività, personalizzazioni più spinte e un massimo di una ventina di varianti.
Sul fronte delle motorizzazioni non ci saranno più modelli esclusivamente elettrici. Il rapporto sarà di due a uno tra termico e ibrido da una parte ed elettrico dall’altra. La 911 a batteria resta un’ipotesi lontana, mentre il progetto elettrico delle 718 Boxster e Cayman proseguirà come previsto. Grazie alle piattaforme condivise con Volkswagen il marchio potrà continuare a offrire versioni a zero emissioni senza sostenerne da solo l’intero costo di sviluppo.
Il rilancio avrà comunque un prezzo. L’accordo con i sindacati prevede il taglio di 9.000 posti di lavoro su circa 23mila dipendenti entro il 2035, con uscite incentivate e senza licenziamenti. Il management sarà ridotto del 40% e il costo del lavoro del 10%, mentre le aree commerciali passeranno da cinque a quattro. Porsche ha inoltre venduto le quote in Bugatti Rimac e Rimac Group incassando circa 1 miliardo di euro, ha ceduto la società di consulenza MHP e chiuderà Porsche eBike, Cellforce e Cetitec.
Dopo i tagli arriverà un’offensiva di prodotto con un nuovo modello all’anno fino al 2030, tra cui una due porte posizionata sopra la 911 e un SUV superiore alla Cayenne. Il primo assaggio sarà la Mission S, concept di supersportiva pensata per aprire le porte del mondo hypercar, che verrà presentata il 15 ottobre. L’obiettivo finanziario è riportare il fatturato tra 41 e 45 miliardi e raggiungere entro il 2030 un margine operativo tra il 10 e il 15%.
Fonte: TecnoAndroid








