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Meta Muse contro OpenAI Dot: gli agenti AI che lavorano da soli

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Gli agenti AI di nuova generazione non si limitano più ad aspettare il prossimo comando. Meta Muse e OpenAI Dot sono stati pensati proprio per questo: continuare a lavorare anche quando l’utente chiude l’app, usare un proprio computer nel cloud e collegarsi a servizi esterni. Meta ha lanciato Muse l’8 settembre 2026, mentre OpenAI ha presentato i suoi agenti sempre attivi dentro ChatGPT circa tre settimane dopo.

L’idea di fondo è piuttosto allettante. Si affida un compito all’intelligenza artificiale e si smette di controllarla ogni cinque minuti. Muse può fare acquisti, compilare moduli, organizzare viaggi, inviare email e tenere d’occhio cose come i prezzi. I Dot invece gestiscono ricerche che durano nel tempo, lavorano tra le applicazioni collegate e si occupano di attività ricorrenti. OpenAI li sta integrando in modo stretto con ChatGPT, Work e Codex.

Meta Muse contro OpenAI Dot: compiti simili ma un’esperienza molto diversa

Muse gira su una macchina virtuale sicura dedicata, dotata di un proprio browser, ed è progettato per dare la sensazione di scrivere a un’altra persona. Si può usare tramite le app di Muse, dal web oppure su WhatsApp, e poi collegarlo a servizi come email e calendario quando si vuole renderlo più capace. Nelle prove sul campo l’assistente di Meta ha trasformato post salvati su Instagram e Facebook in raccolte ordinate di ricette e ristoranti.

Il sistema di OpenAI vive invece all’interno di ChatGPT ed è alimentato da GPT 6 Astra. Ogni Dot ha il suo computer nel cloud, sfrutta i plugin collegati, ricorda il contesto utile e porta avanti lavori programmati o periodici. Gli utenti possono anche concedergli l’accesso al proprio computer locale per recuperare file o navigare in rete, e OpenAI ha in programma di permettere la gestione di più Dot contemporaneamente.

Qui però l’aura da fantascienza si affievolisce un po’, perché questi agenti hanno ancora bisogno di supervisione. Meta spiega che Muse chiede il permesso prima di compiere azioni delicate come inviare un’email o completare un acquisto. OpenAI si affida a permessi, regole personalizzate e revisione automatica per controllare cosa possono fare i Dot. Entrambe le aziende avvertono comunque che i loro agenti possono sbagliare. Anche la navigazione ha i suoi paletti, visto che Amazon ha già bloccato Muse impedendogli di fare acquisti sul suo sito.

Prezzi, privacy e disponibilità

La differenza più evidente riguarda il prezzo. Muse offre un piano gratuito con un limite di utilizzo, mentre i piani Power e Maximum costano rispettivamente circa 17 euro e circa 85 euro al mese. Per usare i Dot, al momento, i singoli utenti devono sottoscrivere un abbonamento decisamente più caro: l’opzione più economica è Pro 100 a circa 85 euro al mese. Un posto Business Premium costa circa 85 euro per utente al mese con fatturazione annuale, oppure circa 107 euro con fatturazione mensile.

L’abbonamento però non è l’unico aspetto da valutare. Più account si collegano, più l’agente diventa capace, ma questo può voler dire concedere accesso a email, calendario, file e sessioni del browser, cosa che la maggior parte delle persone non fa a cuor leggero. Sul fronte della privacy Meta dichiara che conversazioni e dati all’interno della sua macchina virtuale non vengono condivisi con i sistemi pubblicitari e che gli utenti possono scegliere di non far usare le proprie interazioni per migliorare i modelli dell’azienda. Nelle prove, tuttavia, l’impostazione per il miglioramento dei modelli è risultata attiva di default, insieme a un’opzione predefinita che chiede conferma solo per alcune azioni.

OpenAI precisa che l’attività dei Dot legati ai piani personali può essere usata per addestrare i suoi modelli, a seconda delle impostazioni di ChatGPT scelte dall’utente, mentre i dati Business ed Enterprise non vengono impiegati per l’addestramento di default. Le ricerche proattive dei Dot restano in sola lettura finché un’azione successiva non supera i normali controlli sui permessi.

C’è poi la questione della disponibilità. I Dot stanno arrivando agli utenti Pro idonei che si trovano fuori dallo Spazio economico europeo, dalla Svizzera e dal Regno Unito, mentre per gli utenti Business Premium sono accessibili in tutte le regioni supportate da ChatGPT. L’accesso Enterprise è ancora in fase beta. Secondo OpenAI l’uso dei Dot non viene conteggiato nei limiti di utilizzo, a meno che l’agente non stia lavorando dentro ChatGPT Work o Codex. Muse, dal canto suo, è attualmente disponibile solo negli Stati Uniti e in Canada.

Fonte: TecnoAndroid

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