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Polizia Postale, allarme truffe via email e SMS: come funzionano

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Le nuove truffe phishing e smishing a nome delle Forze di Polizia stanno circolando in modo massiccio via email e messaggi, e il Commissariato di Polizia Postale ha deciso di lanciare un avviso pubblico per spiegare come funzionano. Il meccanismo è semplice quanto efficace: comunicazioni che sembrano provenire da uffici reali, con loghi e firme al posto giusto, costruite per generare panico immediato. L’obiettivo finale resta sempre lo stesso, cioè sottrarre dati personali, informazioni sensibili e denaro a chi ci casca.

Vale la pena chiarire i termini, perché spesso vengono usati come sinonimi ma non lo sono. Il phishing riguarda i messaggi fraudolenti recapitati tramite posta elettronica, spediti da indirizzi che a un primo sguardo sembrano ufficiali. Lo smishing, invece, viaggia sugli SMS e sui messaggi di testo, con numeri di telefono che appaiono altrettanto credibili. In entrambi i casi la logica non cambia, cambia solo il canale.

Come sono confezionati i messaggi falsi

Secondo quanto spiegato dagli esperti delle Forze dell’Ordine, questi tentativi di raggiro imitano tre tipologie di documenti in particolare: notifiche ufficiali, convocazioni e atti giudiziali. Roba che, ricevuta all’improvviso, mette in allarme chiunque, anche chi non ha nulla da temere. Ed è esattamente lì che i truffatori puntano, sull’istinto di rispondere subito senza ragionare.

C’è un dettaglio che rende il tutto ancora più insidioso. La Polizia Postale ha segnalato che queste comunicazioni riportano nomi e firme del Capo della Polizia, di dirigenti e di responsabili di uffici e reparti delle Forze di Polizia. Nomi veri, insomma, usati senza alcuna autorizzazione per dare peso a un documento che è completamente falso.

La tecnica delle nuove truffe a nome delle Forze di Polizia

Il comunicato ufficiale entra nel merito e descrive con precisione lo schema. “In questi messaggi fraudolenti, il destinatario viene informato di aver visionato siti, materiale pedopornografico o altri contenuti illeciti e viene invitato a fornire giustificazioni per evitare l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale”, si legge nella nota. Un’accusa pesantissima, formulata proprio per spingere la persona a reagire in fretta e magari in silenzio, per vergogna.

Chi risponde entra nella seconda fase della trappola. “Chi risponde solitamente riceve una successiva comunicazione con la richiesta di versare una somma di denaro al fine di concludere o estinguere il procedimento penale”, proseguono gli esperti. In pratica, dopo aver spaventato la vittima, i truffatori le offrono una via d’uscita a pagamento. Una via d’uscita che, va detto, non esiste in nessuna procedura reale.

Sul piano della credibilità visiva il lavoro è curato. “Le comunicazioni sono costruite per apparire credibili: riportano loghi, intestazioni, firme e riferimenti a uffici di Polizia, riprodotti al solo scopo di ingannare i destinatari”, chiarisce ancora la Polizia Postale. Non ci sono errori grossolani da cercare, o almeno non sempre, e questo rende il riconoscimento più difficile rispetto alle vecchie campagne di phishing piene di refusi.

Cosa fare quando arriva un messaggio sospetto

Le indicazioni per difendersi sono poche e molto nette. “I cittadini non devono cliccare sui link presenti nei messaggi e non scaricare o aprire eventuali allegati”, raccomanda la Polizia Postale. Il primo clic è spesso l’unico passaggio che serve ai criminali per avviare la catena.

Poi c’è la parte relativa alla risposta. “Nel caso di ricezione di messaggi dal contenuto apparentemente fraudolenti, la Polizia invita non solo a non rispondere al mittente ma soprattutto di non fornire dati personali o credenziali”. Nessuna interazione, quindi, nemmeno per chiedere spiegazioni o contestare l’accusa ricevuta. Rispondere significa confermare che dietro quell’indirizzo o quel numero c’è una persona reale, e per chi organizza queste truffe online è già un risultato.

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