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Il futuro dei dischi PlayStation è tornato al centro delle chiacchiere di corridoio, e stavolta il motivo è un possibile slittamento della data che tutti hanno segnato in agenda: gennaio 2028, il momento in cui Sony dovrebbe smettere di produrre nuovi giochi su supporto fisico. L’indiscrezione è nata durante la Gamescom 2026 e parla di un rinvio di uno o due anni, ma va presa con le pinze perché non esiste alcuna conferma ufficiale e c’è già chi la contesta apertamente.
La ricostruzione, attribuita alla redazione spagnola di una testata specializzata e poi rilanciata altrove, racconta di una Sony intenzionata a rivedere la propria tabella di marcia dopo aver ascoltato due campanelli d’allarme. Il primo è la reazione della community, che sul tema del disco non ha mai fatto sconti. Il secondo arriva dal mercato stesso, dai segnali raccolti nei padiglioni di Colonia durante la fiera.
Cosa dice il rumor sul rinvio del 2028
Nel racconto entra anche Microsoft, che avrebbe rassicurato publisher e sviluppatori sulla volontà di continuare a sostenere il formato retail con la prossima generazione Xbox, quella conosciuta per ora con il nome in codice Project Helix. Se davvero le cose stessero così, si aprirebbe uno spazio competitivo interessante per Xbox e Nintendo proprio nel momento in cui la casa giapponese spinge l’acceleratore sul digitale. Un margine piccolo, forse, ma in un mercato dove ogni fetta conta non è un dettaglio da poco.
C’è poi il capitolo più delicato di tutta la faccenda. Sempre secondo la stessa fonte, un publisher di peso avrebbe fatto sapere a Sony che il suo prossimo grande titolo potrebbe non uscire su PS5 se non ci fosse la possibilità di pubblicarlo anche in edizione fisica. Il nome dell’azienda non è stato reso pubblico, l’unica cosa specificata è che non si tratterebbe di Rockstar Games. Una minaccia di questo tipo, se confermata, avrebbe un peso specifico notevole nelle stanze dove si prendono le decisioni.
La voce contraria e il dibattito sulla conservazione
A raffreddare l’entusiasmo ci ha pensato Richard Browne, veterano dell’industria che nel curriculum ha passaggi da Psygnosis, Sony e Digital Extremes. La sua versione è netta: alla Gamescom non si sarebbe parlato di alcun cambio di strategia e i publisher starebbero semplicemente continuando a lavorare seguendo le indicazioni ricevute per la transizione fissata al 2028. Nessun ripensamento, nessuna marcia indietro. La posizione di Browne non ha il valore di una smentita ufficiale, sia chiaro, ma contribuisce a rendere il quadro ancora più confuso. E c’è un altro elemento che stona: immaginare una prossima Xbox tutta concentrata sul formato fisico risulta difficile da conciliare con la crescita costante delle vendite digitali e con l’importanza sempre maggiore dei servizi legati agli account. I numeri, da anni, raccontano una direzione sola.
Il tema, del resto, non nasce oggi. Si inserisce in un dibattito già parecchio acceso, alimentato dai retroscena sulla svolta digitale della compagnia e dalla protesta PSBlackout organizzata da una fetta della community PlayStation. Per molti giocatori il disco non è solo nostalgia, è una questione concreta che tocca la conservazione dei videogiochi, il mercato dell’usato e la possibilità di tenersi una copia accessibile anche fra dieci o vent’anni, senza dipendere da un server acceso da qualche parte. Al momento l’unico dato solido resta quello comunicato ufficialmente: lo stop ai nuovi giochi PlayStation su disco è fissato a gennaio 2028. Un eventuale slittamento cambierebbe parecchio le carte in tavola per editori e giocatori, ma prima di considerare davvero modificata la strategia servirà una dichiarazione che arrivi direttamente dall’azienda.










