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Phishing con falsi ChatGPT e Gemini: nel mirino gli inserzionisti

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Una nuova campagna di phishing prende di mira chi gestisce account pubblicitari e lo fa con siti falsi di ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity costruiti per sottrarre credenziali di accesso e codici MFA, cioè i codici dell’autenticazione a più fattori. Il trucco alla base è un attacco di tipo browser in the browser, una tecnica ormai nota ma ancora efficace. Secondo i ricercatori l’operazione ha sfruttato anche il recente lancio di Muse, l’agente di intelligenza artificiale che Meta presenta come assistente per varie attività personali.

Il bersaglio non è casuale. Le pagine malevole puntano al personale delle agenzie, ai media buyer e agli amministratori che hanno in mano account pubblicitari collegati a più clienti. Profili del genere permettono ai criminali di spendere il credito disponibile in campagne fraudolente oppure di rivenderli ad altri truffatori per somme considerevoli. Sui siti trappola i finti prodotti di AI promettono di aiutare gli inserzionisti a raggiungere gli acquirenti, ottenere brief pubblicitari, pianificare campagne e verificarne la spesa.

Come funziona la finestra fasulla

Per accedere ai presunti vantaggi l’utente deve collegare il proprio account al servizio. Il pulsante “Connetti” però apre una finta finestra di Google dentro la pagina stessa, con tanto di barra degli indirizzi che mostra accounts.google.com. Ed è qui che scatta l’inganno.

La tecnica BitB è stata ideata dal ricercatore di sicurezza mr. dox nel marzo 2022 e consiste nel creare una finestra del browser contraffatta all’interno di quella legittima, così da mostrare una pagina di login fraudolenta. Il risultato sembra un normale popup di accesso, con titoli realistici, interfaccia credibile e l’indirizzo che l’utente si aspetta di vedere. In realtà si tratta solo di un iframe pensato per rubare le credenziali della vittima. Negli anni il metodo è stato usato parecchio, anche contro gli account Steam.

I ricercatori di Island, azienda specializzata nella sicurezza dei browser, spiegano che l’aggressore usa un kit capace di adattare l’aspetto a Windows, macOS, iOS e Android, compresi lo stile del browser e il supporto alla modalità scura. Quando la vittima entra nel flusso, un operatore umano prende il controllo e decide cosa mostrarle passo dopo passo. Può chiedere la password fino a tre volte, domandare un codice via SMS o da un’app di autenticazione per aggirare la protezione MFA, mostrare richieste push di Okta, prompt di approvazione di Google oppure un codice QR. L’operatore può anche rifiutare i codici inseriti, tenere la vittima in una schermata d’attesa e chiudere o sospendere la procedura in qualsiasi momento.

Un’operazione molto più ampia

Analizzando l’infrastruttura i ricercatori hanno scoperto che la campagna con i siti falsi di ChatGPT e Gemini fa parte di un’operazione più vasta, basata su esche diverse come finte offerte di lavoro e pagine di rimborso. Tutte le pagine collegate condividono uno stack Next.js e Socket.IO, endpoint API comuni e in molti casi frontend su Vercel con backend su Railway o Render.

Il legame con il resto dell’attività è emerso perché l’aggressore ha lasciato esposto codice sorgente più vecchio in repository GitHub pubblici configurati male. Questo ha permesso di ricostruire le sue mosse fino a marzo. Il canale Telegram usato per il controllo degli attacchi aveva ricevuto centinaia di dati inviati dalle vittime, anche se il numero non corrisponde per forza agli account effettivamente compromessi.

La piattaforma di phishing supporta i flussi di accesso di Google, Meta, TikTok e Okta e i comandi viaggiano attraverso eventi Socket.IO. “A differenza di un kit reverse proxy trasparente, la piattaforma visibile ricostruisce localmente l’interfaccia del fornitore e raccoglie credenziali e stato MFA tramite le proprie API”, scrivono i ricercatori nel loro rapporto. In questo modo il traffico viene mascherato e sembra provenire da un prodotto di AI che comunica con un backend applicativo qualsiasi.

Gli attacchi browser in the browser sono ingannevoli ma anche facili da smascherare. Un iframe infatti non può essere spostato fuori dalla finestra del browser né ridimensionato, a differenza di un vero popup OAuth. Sono azioni banali per una finestra autentica e impossibili per una contraffatta. Stando ai risultati dell’indagine l’operazione ha utilizzato decine di URL per campagne dedicate a pubblicità, rimborsi e reclutamento, e il rapporto ne riporta l’elenco completo.

Fonte: TecnoAndroid

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