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Phishing con caratteri Unicode invisibili: 2,37 milioni di email al giorno

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Il phishing ha trovato un nuovo trucco per superare i filtri di sicurezza della posta elettronica, e si basa su qualcosa che l’occhio umano non può vedere: i caratteri Unicode invisibili. La tecnica si chiama ASCII smuggling e finora era nota soprattutto per un altro tipo di abuso, quello legato all’intelligenza artificiale. Ora è finita nelle mani di chi manda email fraudolente su scala industriale, con numeri che fanno pensare a un’operazione ben organizzata.

I ricercatori di Microsoft hanno individuato una campagna di grandi dimensioni che sfrutta esattamente questo meccanismo. Il picco è stato registrato verso la fine di febbraio, con un massimo di 2,37 milioni di messaggi al giorno. La fase più intensa è andata avanti per circa tre mesi a partire dal 9 febbraio, poi il volume è calato gradualmente a maggio, con una caduta netta dopo il 15 maggio 2026. L’operazione, però, non si è fermata. Microsoft ha precisato che quelle date delimitano l’uso di quella specifica tecnica nella propria telemetria, non l’intera campagna, che era partita prima senza ricorrervi e ha continuato anche dopo averla abbandonata.

Come funziona il trucco dei caratteri invisibili

Il principio è semplice fino a essere disarmante. L’attaccante prende una parola sospetta, di quelle che i filtri antispam tengono d’occhio, e la spezza inserendo al suo interno un carattere Unicode del blocco Tags, l’intervallo che va da U+E0000 a U+E007F. Il risultato è che un termine come “funding” diventa qualcosa tipo “fun[carattere invisibile]ding”. Per chi legge la mail non cambia nulla, la parola appare identica. Per un sistema di sicurezza che confronta il testo con liste di parole chiave, invece, quella stringa non corrisponde più a niente.

Lo stesso approccio, vale la pena ricordarlo, è già stato usato negli attacchi di prompt injection contro i sistemi di intelligenza artificiale, dove serve a nascondere istruzioni malevole agli occhi dell’utente codificandole con quei caratteri.

Microsoft riferisce che il metodo è stato impiegato in milioni di messaggi a tema finanziario e che tecnicamente funziona, fa quello che deve fare. Nonostante questo, Defender ha intercettato oltre il 99% delle email grazie ad altri segnali: mittente, indirizzo IP, dominio, controlli di reputazione. Insomma, aggirare il controllo sulle parole chiave non basta a passare inosservati.

Domini finti, piattaforme legittime e le contromisure

Il 9 febbraio i ricercatori hanno isolato un gruppo di 148 domini mittenti a tema finanziario dietro la campagna, responsabili di circa il 96% di tutti i messaggi segnalati dalla nuova logica di caccia di Defender for Office 365 per le firme legate ai tag Unicode. I nomi dei domini pescavano da un vocabolario prevedibile: “funding”, “capital”, “loan”, “advance”, “credit”. E i contenuti seguivano la stessa linea, con offerte di finanziamenti aziendali, prestiti e servizi di credito.

Il dettaglio interessante riguarda l’infrastruttura di consegna. Le email viaggiavano attraverso ActiveCampaign, piattaforma di email marketing perfettamente legittima. Dopo la segnalazione di abuso arrivata da Microsoft, l’azienda ha fatto sapere che i suoi sistemi di moderazione rilevano i caratteri Unicode invisibili allo stesso modo in cui rilevano il testo non offuscato, e considerano sospetto un uso massiccio di questi elementi.

Sul fronte difensivo il consiglio è chiaro: rimuovere o normalizzare i caratteri tag Unicode e gli altri code point invisibili prima di applicare qualsiasi controllo basato su parole chiave, espressioni regolari o firme. E trattare la presenza inattesa di caratteri del blocco Tags come un’anomalia forte, non come una curiosità tecnica. La stessa normalizzazione andrebbe applicata prima di passare il contenuto delle email agli assistenti basati su intelligenza artificiale, perché è proprio lì che si riduce il rischio di attacchi di prompt injection.

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