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Cade il capitolo Apple nella causa antitrust promossa da X e SpaceXAI: le due società hanno depositato una mozione per rinunciare volontariamente alle accuse rivolte all’azienda di Cupertino, lasciando però in piedi tutto il resto del contenzioso contro OpenAI. Una mossa che arriva dopo mesi di scambi legali piuttosto ruvidi e che, se il tribunale darà il via libera, chiude definitivamente la partita fra Elon Musk e Apple su questo fronte.
Il punto di partenza risale allo scorso anno, quando Musk accusò pubblicamente Apple e OpenAI di essersi messe d’accordo per impedire alle app di intelligenza artificiale concorrenti di ottenere visibilità sull’App Store. Poco dopo le parole arrivarono le carte: X e xAI, oggi diventata SpaceXAI, portarono entrambe le aziende davanti a un giudice sostenendo che l’accordo per integrare ChatGPT dentro Siri e Apple Intelligence avesse regalato a OpenAI un vantaggio competitivo ingiusto rispetto agli altri servizi di AI. Apple e OpenAI hanno sempre respinto ogni addebito.
Apple fuori dalla causa: cosa dice la mozione depositata
Il documento presentato il 14 settembre 2026 è chiaro nella sostanza: le parti attrici dichiarano di aver risolto le proprie pretese nei confronti di Apple e chiedono l’archiviazione in base alla regola 41(a)(2) delle norme federali di procedura civile. Apple, viene specificato, non si oppone alla richiesta. Non solo: per evitare qualsiasi fraintendimento, il testo precisa che nessuna delle accuse rivolte a OpenAI Foundation (già OpenAI Inc.), OpenAI L.L.C. e OpenAI OpCo LLC viene ritirata.
Il dettaglio tecnico che conta davvero è la formula “with prejudice”. Significa che X e SpaceXAI non potranno riproporre in futuro le stesse contestazioni contro Apple: la porta si chiude e resta chiusa. L’archiviazione, però, non è ancora efficace, perché serve l’approvazione del giudice Mark Pittman, che dovrà firmare il provvedimento.
La fase di discovery e le email di Musk
Nel frattempo il procedimento era già entrato nella fase di discovery, quella in cui le parti si scambiano documenti interni e comunicazioni riservate. Ed è lì che erano nate le tensioni maggiori, con schermaglie continue sull’accesso ai materiali. Qualche mese fa un giudice federale aveva ordinato a Musk di consegnare le email potenzialmente rilevanti conservate sugli account Tesla e SpaceX, dopo che OpenAI aveva sostenuto che quegli indirizzi fossero stati usati anche per gestire attività riconducibili a xAI.
Con Apple fuori dai giochi, il baricentro della vicenda si sposta tutto sull’azienda guidata da Sam Altman. E il quadro assume contorni familiari, perché ricorda parecchio un’altra battaglia legale.
Il precedente contro OpenAI, Altman e Microsoft
La causa che resta in piedi somiglia infatti a una sorta di seguito ideale del contenzioso separato che Elon Musk aveva avviato contro OpenAI, Sam Altman, Greg Brockman e Microsoft, chiuso all’inizio di quest’anno. In quel procedimento l’accusa era di aver tradito la missione no profit che aveva dato origine all’organizzazione, arricchendo in modo improprio i dirigenti a discapito di chi aveva contribuito nelle fasi iniziali.
Quella strada, però, si era rivelata in salita. A maggio una giuria ha respinto le richieste di Musk, ritenendo che fossero state presentate fuori tempo massimo. Una bocciatura netta, arrivata su un piano prettamente procedurale più che sul merito delle accuse.
Ora il fascicolo antitrust prosegue senza Cupertino tra i convenuti, con l’integrazione di ChatGPT in Siri e Apple Intelligence che smette di essere il bersaglio diretto delle contestazioni e le attenzioni concentrate esclusivamente sulle tre entità societarie riconducibili a OpenAI indicate nel deposito.








