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Un supercomputer a zero emissioni che recupera energia e supporta ricerche multidisciplinari
Così facendo, il supercomputer diventa un punto di riferimento non solo per l’università, ma anche per istituti e aziende impegnati in ricerche avanzate. Il rettore Matthias Bauer ha spiegato che Otus permetterà di affrontare tematiche fondamentali come il cambiamento climatico, la modellazione di nuovi materiali e lo sviluppo di tecnologie più efficienti. La sua capacità sta proprio nel riuscire a simulare fenomeni complessi senza ricorrere a esperimenti costosi o difficili da realizzare.
Uno degli aspetti più innovativi di Otus riguarda l’impatto ambientale. L’intero centro è alimentato con energia rinnovabile e utilizza un impianto di raffreddamento progettato per sfruttare l’aria esterna. Il calore generato dai processori viene recuperato e immesso nei sistemi che riscaldano gli edifici universitari riducendo drasticamente i consumi complessivi. Christian Plessl, direttore del PC2, ha spiegato che il sistema può essere impiegato in campi molto diversi. Si và infatti dalla simulazione molecolare alla fotonica, fino alla logistica sostenibile.
Otus potrà supportare lo sviluppo di modelli di AI meno energivori, favorendo un percorso di ricerca più responsabile. Lenovo e AMD, partner tecnici dell’iniziativa, hanno sottolineato che l’obiettivo non è soltanto aumentare la potenza di calcolo, ma renderla utile, accessibile e sostenibile. Durante l’inaugurazione, docenti provenienti da vari dipartimenti hanno presentato studi che mostrano la versatilità della nuova infrastruttura, capace di sostenere progetti che spaziano dalla chimica computazionale ai modelli linguistici avanzati. Otus diventa così un esempio concreto di come tecnologia e sostenibilità possano coesistere.










