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Il nucleare modulare potrebbe trovare nel Regno Unito uno dei suoi banchi di prova più interessanti, perché X energy e la britannica Centrica puntano a costruire una rete di impianti basati sui reattori Xe 100 capace di arrivare complessivamente a 6 GW di potenza elettrica. È un obiettivo ambizioso, che però va letto dentro un discorso più ampio. Nel passaggio al nucleare di nuova generazione la produzione di elettricità rappresenta soltanto una parte della questione energetica. Acciaierie, impianti chimici e tante altre realtà industriali hanno bisogno anche di calore intenso e continuo, e proprio queste richieste restano difficili da soddisfare senza ricorrere ai combustibili fossili.
È qui che entra in gioco l’aspetto forse più curioso della vicenda. I reattori nucleari modulari, quelli che in teoria dovrebbero arrivare in futuro anche in Italia, potrebbero trovare un impiego diverso rispetto alle grandi centrali tradizionali. Non solo corrente da immettere in rete quindi, ma anche energia termica destinata a chi lavora con processi produttivi pesanti e non può permettersi interruzioni.
Hartlepool come primo tassello del progetto
Il piano messo a punto dalle due aziende non parte da zero ma indica già un luogo preciso. Il primo sito individuato come preferito è Hartlepool, dove il progetto prevede l’installazione di un massimo di 12 unità per una potenza totale di 960 MW. Si tratta di una porzione significativa dei 6 GW complessivi a cui mira l’iniziativa, e rende bene l’idea di come l’approccio modulare permetta di ragionare per blocchi successivi invece che attraverso un’unica gigantesca struttura. La collaborazione tra X energy e Centrica si muove proprio in questa direzione. Più che una singola centrale, l’intenzione è quella di dare vita a una vera e propria rete di impianti distribuiti sul territorio britannico, tutti costruiti attorno alla stessa tecnologia. Una scelta che, almeno sulla carta, consente di replicare lo stesso modello in contesti differenti adattandolo alle necessità locali.
Come funziona lo Xe 100
Dal punto di vista tecnico lo Xe 100 presenta alcune caratteristiche che lo distinguono dai reattori più conosciuti. Per trasferire il calore prodotto all’interno del nocciolo utilizza l’elio, un gas, al posto dell’acqua impiegata in molte centrali tradizionali. Anche il combustibile segue una logica particolare, visto che è formato da minuscole particelle di uranio racchiuse in più strati protettivi che ne avvolgono il materiale. La versatilità è probabilmente il punto di forza dell’intero sistema. Ogni modulo è progettato per fornire 80 MW elettrici oppure, in alternativa, calore destinato ai processi industriali con una potenza termica di 200 MW. Questa doppia anima spiega perché un reattore del genere possa interessare anche settori che oggi dipendono in larga parte da gas e carbone per alimentare forni e impianti di lavorazione.
C’è poi la questione della scalabilità, che è poi il cuore del concetto di nucleare modulare. Più moduli possono essere riuniti all’interno dello stesso impianto in base alla domanda effettiva, così da calibrare la potenza installata su quanto serve davvero. È esattamente la logica che sta dietro il progetto di Hartlepool, dove le 12 unità previste da 80 MW ciascuna portano appunto al totale di 960 MW indicato nei piani delle due società.
Fonte: TecnoAndroid








