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La rottura tra OpenAI e Cursor, l’assistente per la programmazione finito nell’orbita di SpaceX, ha acceso in poche ore una delle schermaglie più rumorose degli ultimi mesi nel mondo dell’intelligenza artificiale. Da una parte c’è chi chiude i rubinetti citando la scarsa fiducia nel rispetto dei contratti, dall’altra chi minimizza i danni e chi, come Anthropic, coglie la palla al balzo per prendersi lo spazio lasciato libero.
Il punto di partenza è l’operazione di metà agosto, quando SpaceX ha completato l’acquisizione della startup Cursor per 60 miliardi di dollari, pari a circa 55 miliardi di euro, in un’operazione interamente in azioni. Poco più di due settimane dopo, OpenAI ha pubblicato una nota per annunciare la chiusura della collaborazione, con una data di spegnimento proposta per il 12 novembre 2026. La motivazione, messa nero su bianco, è tutt’altro che diplomatica: l’azienda guidata da Sam Altman sostiene di non poter essere sicura che SpaceX utilizzerà la sua tecnologia nel rispetto dei termini di servizio, e cita l’esperienza maturata con le società di Elon Musk in materia di contratti violati.
Cursor minimizza, Anthropic alza la posta
La replica è arrivata rapidamente e con un tono volutamente sgonfiato. Michael Truell, cofondatore e amministratore delegato di Cursor, ha spiegato che i modelli di OpenAI coprono circa il 5% del traffico degli utenti della piattaforma, aggiungendo che sono in corso conversazioni con il team di OpenAI per risolvere la questione. Tradotto: la perdita c’è, ma non è quella botta che qualcuno immaginava. Truell ha anche ricordato che Cursor era stato uno dei primissimi partner, il che rende la separazione più amara sul piano dei rapporti che su quello dei numeri.
Nel frattempo si è mossa Anthropic, che in questa partita ha tutto da guadagnare. Tom Brown, cofondatore e Chief Compute Officer della società, ha dichiarato che il rapporto con Cursor va avanti dai tempi di Sonnet 3.5 e che l’azienda continuerà ad aumentare la potenza di calcolo destinata ai modelli Claude all’interno di Cursor, dicendosi curiosa di vedere cosa succederà ora che la piattaforma è sotto l’ala di SpaceX. Un messaggio semplice, quasi commerciale, che però pesa: mentre un fornitore esce dalla porta, l’altro promette più risorse.
Sul fronte Musk, nessuna diplomazia. Il miliardario ha liquidato la faccenda dicendo che la cosa non lo tocca minimamente, con un attacco personale ad Altman e a Greg Brockman, accusati di aver sottratto un progetto open source nato come organizzazione senza scopo di lucro.
Una ruggine che parte da lontano
Il contorno di questa storia è una faida che dura da anni. Musk era il principale finanziatore di OpenAI quando l’organizzazione era ancora una non profit. Insoddisfatto dei ritmi di sviluppo, nel 2018 tentò di prenderne il controllo, ricevendo un no secco da Altman e dal consiglio, e uscì dal progetto sbattendo la porta. Quando poi Altman iniziò a spingere per la trasformazione in società a scopo di lucro, Musk portò tutti in tribunale. La causa si chiuse con una vittoria dei convenuti su un aspetto tecnico, perché secondo il giudice le richieste erano state presentate troppo tardi.
Più di recente Musk si è infilato anche nello scontro verbale tra Apple e OpenAI, con la prima che accusa la seconda di aver copiato tecnologia proprietaria, schemi circuitali e architettura dei componenti per una serie di dispositivi consumer basati sull’intelligenza artificiale. Un assist perfetto, per lui, che ne ha approfittato per ironizzare sul fatto che Altman avrebbe portato la truffa a un livello superiore, prima con una realtà open source senza scopo di lucro e poi con la tecnologia dei telefoni di Apple, chiedendo retoricamente quale possa essere il bis.
Per ora la scadenza resta fissata: dal 12 novembre 2026 gli sviluppatori che usano Cursor non avranno più accesso ai modelli di OpenAI, salvo che i colloqui in corso tra le due parti non cambino le carte in tavola.










