C’è una certa ironia nel vedere OpenAI, azienda nata almeno sulla carta con l’idea che l’intelligenza artificiale dovesse essere accessibile a chiunque, rifiutarsi inizialmente di firmare una lettera a favore dei modelli open weight. Sam Altman ha dato il suo appoggio soltanto in un secondo momento, quando la pressione dell’opinione pubblica si era ormai fatta pesante. E il tempismo, diciamolo, non gioca a suo favore.
La lettera in questione porta le firme di un bel po’ di pezzi grossi del settore. NVIDIA, Microsoft, Meta, Dell, Perplexity, Palantir, Mistral AI e altri ancora hanno chiesto all’amministrazione Trump di garantire che l’ecosistema dei modelli open weight possa continuare a crescere. Curiosamente, all’appello mancavano proprio i tre nomi che avrebbero più da guadagnare dalla svolta protezionista del governo americano. Google, OpenAI e Anthropic non comparivano tra i firmatari iniziali.
Poi qualcosa si è mosso. Sundar Pichai ha annunciato il sostegno di Google, ricordando quanto l’azienda abbia beneficiato dell’open source e come i modelli Gemma di Google DeepMind siano sempre stati disponibili con pesi aperti. Subito dopo è arrivato anche il sì di OpenAI. Un dietrofront che stona parecchio, considerando che sia OpenAI sia Anthropic avrebbero fatto pressioni sui regolatori a Washington per limitare i modelli open source. Difficile non notare il contrasto.
OpenAI: la stoccata di Moonshot e il modello Kimi K3
Nel frattempo, dall’altra parte del ring, è arrivata una frecciata bella diretta. Il CEO di Moonshot, l’azienda che ha appena presentato il modello open weight Kimi K3, non ha usato mezzi termini per ridimensionare i meriti di OpenAI. Zhilin Yang, questo il nome del numero uno, ha detto una cosa che pesa parecchio nell’ambiente. Secondo lui OpenAI “non ha inventato niente di nuovo”, ma ha semplicemente messo insieme “tre cose che il mondo aveva già”.
Il punto, nella sua lettura, è che il vero ostacolo verso l’intelligenza artificiale generale non è tecnologico. È organizzativo. Le aziende tradizionali, sostiene Yang, non sono strutturate per costruire qualcosa del genere. Serve un modello diverso, una nuova impostazione.
Non è una polemica campata in aria, tra l’altro. Kimi K3 è un modello parecchio capace, tanto da aver alimentato accuse di distillazione e da aver spinto una campagna vera e propria a Washington per mettere al bando i modelli open source provenienti dalla Cina. Insomma, tocca un nervo scoperto proprio nel momento in cui OpenAI e Anthropic cercavano di costruire il loro fossato attorno ai modelli proprietari.
Un’economia basata sui pesi aperti, del resto, ha qualche argomento solido dalla sua. Favorisce una competizione più sana, abbatte le barriere legate ai costi e alla sicurezza dei dati e, tutto sommato, si allinea meglio con lo spirito della democrazia americana. Lasciare che OpenAI e Anthropic diventino gli arbitri unici di una tecnologia così potente non sembra l’idea migliore. E la vicenda della lettera, con tutte le sue firme arrivate in ritardo, racconta bene quanto sia diventato scivoloso il terreno su cui si gioca questa partita.


