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OpenAI accusa Moonshot AI: 16.000 richieste per copiare i modelli

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Moonshot AI, il laboratorio cinese che ha costruito il fortunatissimo Kimi K3, finisce di nuovo sotto accusa per una campagna di distillazione dei modelli. Stavolta a puntare il dito è OpenAI, che attribuisce a persone legate all’azienda un tentativo coordinato di estrarre il ragionamento protetto dei propri sistemi attraverso circa 16.000 richieste. Si tratta della terza segnalazione di questo tipo, dopo quelle arrivate nel corso dell’estate da Anthropic e dall’amministrazione Trump, e a questo punto il quadro assomiglia sempre meno a una coincidenza.

Come funzionava la campagna contro OpenAI

In un post intitolato “Disrupting a coordinated model distillation campaign” OpenAI ricostruisce i tentativi di ottenere il ragionamento protetto dei suoi modelli. Le prime attività sospette risalgono alla prima settimana di luglio, più o meno nello stesso periodo in cui Kimi K3 faceva il suo debutto. L’azienda precisa che nessuno è riuscito a violare la crittografia, a compromettere un database o ad accedere direttamente alle conversazioni salvate degli utenti. Il problema è un altro. Le interazioni con i modelli sono state manipolate in modo che il ragionamento nascosto venisse riprodotto in forma leggibile per chi lo richiedeva, su larga scala e in violazione dei termini di servizio.

Il meccanismo era piuttosto ingegnoso. Il ragionamento cifrato veniva copiato da una conversazione e poi incollato in un’altra, dove si chiedeva al modello di decifrarlo e trascriverlo. L’attività è partita il 1 luglio con volumi contenuti, poi il 24 e il 25 luglio sono arrivati i picchi, con 16.000 richieste basate su uno schema di estrazione riconoscibile e provenienti da oltre 4.000 utenti. Nel complesso lo stesso tipo di prompt era distribuito su un gruppo di più di 15.000 account. Entro il 28 luglio OpenAI è riuscita a bloccare completamente l’operazione e, parole sue, attribuisce un nucleo centrale dell’attività a individui associati a Moonshot AI, lo sviluppatore di Kimi.

Le accuse della Casa Bianca e il legame con Claude

Sempre a fine luglio Michael Kratsios, consigliere capo per la scienza e la tecnologia e direttore dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, aveva dichiarato che il governo statunitense disponeva di “informazioni” secondo cui Moonshot avrebbe distillato Kimi K3 partendo dai modelli di Anthropic. A rafforzare i sospetti c’è anche uno studio recente in cui gli autori hanno inserito in Kimi K3 appena l’1% di un frammento del ragionamento decodificato di Claude Opus 4.8. Il risultato è stato netto, visto che sia il processo di pensiero sia la risposta finale del modello cinese si sono spostati in maniera evidente verso lo stile e il lessico di Claude.

Secondo i ricercatori, porzioni specifiche del ragionamento di Claude e GPT risultano fino a circa sei ordini di grandezza più facili da estrarre da Kimi K3 che dal modello più vicino in classifica. In pratica il sistema di Moonshot mostra una probabilità statistica insolitamente alta di prevedere e proseguire i testi di Claude rispetto ad altri modelli aperti come DeepSeek V4 Flash, segno di una forte compatibilità con gli schemi di ragionamento di Claude Opus. Questo non significa che il laboratorio cinese non abbia aggiunto nulla di suo. Kimi K3 è infatti molto efficiente sull’hardware dei data center grazie a una cache KV drasticamente ridotta e a ottimizzazioni integrate per l’uso della memoria per singolo token, ottenute distribuendo i suoi 896 esperti su un gran numero di GPU.

Nemmeno i modelli più recenti sono al sicuro

Chi pensa che le ultime generazioni di OpenAI siano immuni da questi attacchi dovrà ricredersi. Un nuovo studio, reso noto il 30 settembre 2026, spiega che le tracce di ragionamento di GPT 6 Astra e GPT 6.1 Sol si possono ancora estrarre passando per fornitori di API di terze parti. Gli autori hanno verificato le contromisure introdotte nei due mesi successivi alla pubblicazione del loro primo attacco e hanno comunicato i risultati sia a OpenAI sia ad Anthropic.

Nel frattempo Z.ai, conosciuta anche come Zhipu, è stato l’unico laboratorio cinese ad avvicinarsi alle capacità di Claude Mythos nei test condotti di recente da Anthropic. Il suo GLM 5.3 è riuscito a sviluppare dirottamenti completi del flusso di controllo nel 4% delle prove, contro il 6% di Claude Mythos Preview, mentre modelli precedenti come Claude Opus 4.6 e GLM 5.2 non ci arrivavano affatto. Un dato che mostra come i modelli cinesi stiano recuperando terreno, in parte grazie alla ricerca interna e in parte distillando le tracce di ragionamento dei sistemi più avanzati di Anthropic e OpenAI.

Fonte: TecnoAndroid

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