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ChatGPT impara guardando lo schermo: ecco la nuova funzione

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

La registrazione dello schermo è diventata il modo più rapido per insegnare qualcosa a ChatGPT, e il principio è semplice quanto efficace, invece di descrivere a parole un flusso di lavoro, lo si esegue davanti al chatbot che guarda e impara. Chi compila ogni settimana lo stesso rapporto o crea inviti del calendario sempre con le stesse impostazioni sa bene quanto quei gesti siano ormai automatici, le dita arrivano prima del pensiero. Metterli per iscritto in un prompt richiederebbe più tempo di quanto ne serva a eseguirli.

Da qui nasce la funzione di registrazione e riproduzione, disponibile nell’applicazione per computer. ChatGPT osserva mentre l’operazione viene svolta sullo schermo, cattura ogni passaggio compresi i micro dettagli che nessuno penserebbe mai di scrivere e trasforma il tutto in una competenza riutilizzabile, richiamabile all’occorrenza. Il risultato è un’automazione già pronta, che sa quando serve, quali dati richiedere all’avvio, quali passi seguire e come verificare che sia filato tutto liscio.

Come funziona la funzione di registrazione

Il percorso è breve. Si seleziona la modalità di lavoro, si entra nella sezione dei componenti aggiuntivi, si clicca sul segno più e si sceglie la registrazione di una competenza. ChatGPT propone un prompt di partenza, modificabile prima di premere avvio. Poi si concede il permesso di registrare, si esegue il compito come al solito e alla fine si interrompe la sessione. A quel punto il chatbot analizza il flusso di lavoro e prepara la competenza. Vale la pena rileggere il risultato con calma, segnalare i passaggi interpretati male e aggiungere le regole che dall’osservazione non potevano emergere, quelle decisioni che esistono solo nella testa di chi lavora.

Sette compiti che vale la pena insegnare

La nota spese è forse il caso più immediato. Basta mostrare come viene nominata la spesa, quale categoria si seleziona, come si allega la ricevuta e quali campi obbligatori vanno compilati, chiedendo poi alla competenza di verificare importo, categoria e allegato prima di procedere. Una raccomandazione, durante la registrazione conviene usare un esempio privo di numeri di conto o dati sensibili.

Poi c’è il rapporto periodico, il classico esempio in cui mostrare batte spiegare. Intervallo di date, filtri applicati, rinomina del file, cartella di destinazione, tutto viene colto anche quando si regola un filtro senza nemmeno pensarci come a un passaggio separato. La competenza chiederà semplicemente il nuovo periodo di riferimento. Gli inviti del calendario seguono la stessa logica, durata tipica delle riunioni, formato del titolo, descrizione, luogo, preferenze per le videochiamate e promemoria. Qui l’approvazione finale su partecipanti, data e orario non è un dettaglio, evita di invitare la persona sbagliata quando due contatti hanno lo stesso nome.

Per la pubblicazione di contenuti il discorso si allarga, caricamento del file, formattazione di titolo e descrizione, categorie, impostazioni di visibilità e controlli finali. Lo stesso schema funziona per articoli, episodi di podcast, comunicazioni interne e social, cambia solo la piattaforma usata durante la registrazione, e nulla va online prima dell’approvazione. Chi lavora con un sistema di gestione progetti può insegnare la creazione di un’attività, formato del titolo, etichette, priorità, responsabile, descrizione e criteri di accettazione, con anteprima completa prima della conferma. L’organizzazione dei file scaricati richiede invece un po’ di prudenza, meglio partire con pochi file alla volta e pretendere l’anteprima di nome e destinazione, perché rimediare a un file finito nella cartella sbagliata è più noioso che correggere un campo in un modulo. Infine la preparazione di un documento per la revisione, dalla rinomina all’esportazione fino al messaggio di accompagnamento, sempre con approvazione prima dell’invio.

Tre accorgimenti per risultati migliori

La prima regola riguarda la durata, ogni registrazione deve restare breve e concentrata su un solo compito, senza ammucchiare operazioni diverse nella stessa sessione. La seconda, dichiarare in anticipo quali dettagli cambieranno alla prossima esecuzione, le date del rapporto, il file da caricare, i partecipanti alla riunione. La terza, chiudere ogni finestra con informazioni che non devono finire nel filmato, perché ChatGPT vede tutto quello che compare sullo schermo. Rivedere la competenza appena creata resta il passaggio decisivo, è il momento per aggiungere convenzioni di denominazione, regole non scritte ed eccezioni che nessuna registrazione può intuire da sola. La funzione parla proprio a chi si è ritrovato a pensare che spiegare un’operazione costi più del farla, adesso la si fa una volta sola e il chatbot si occupa del resto.

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