Neuralink potrebbe presto avere un cuore tecnologico firmato Samsung. A dirlo sono alcune voci che arrivano dalla Corea, secondo cui Samsung Foundry avrebbe chiuso un accordo per occuparsi della ricerca, dello sviluppo e della produzione dei processori di quarta generazione destinati ai chip cerebrali della società di Elon Musk. Se confermata, sarebbe la prima volta che una collaborazione del genere viene messa nero su bianco. O quantomeno la prima volta che la cosa esce allo scoperto.
In fondo non è una sorpresa clamorosa. I rapporti tra il colosso asiatico e Musk sono già piuttosto solidi e ramificati. Samsung produce infatti componenti per i server dedicati all’intelligenza artificiale, per i robot umanoidi e per le auto elettriche di Tesla. Aggiungere un tassello come Neuralink al mosaico, insomma, ha una sua logica.
Un progetto segreto chiamato O1
Il piano viaggia sotto traccia, con un nome in codice che internamente suona come O1. Qui la parte interessante riguarda la tecnologia scelta. Si parla di un processo costruttivo a quattro nanometri, quindi roba decisamente avanzata, pensata per realizzare componenti elettronici microscopici capaci di dialogare con il sistema nervoso umano.
Non è fantascienza, almeno non del tutto. Le prime fasi di test hanno già mostrato cosa può fare un’interfaccia di questo tipo. Persone che hanno subito traumi gravi o che convivono con la paralisi riescono a controllare computer, dispositivi digitali o addirittura arti robotici sfruttando direttamente gli impulsi del cervello. Senza muovere un muscolo. Il movimento fisico, in pratica, diventa superfluo perché tutto passa dal pensiero.
Oltre la medicina, il potenziamento umano
C’è poi un orizzonte più ambizioso, e qui il discorso si fa quasi filosofico. Gli obiettivi a lungo termine di Neuralink non si fermano alla riabilitazione o all’aiuto per chi ha disabilità. L’idea di fondo è arrivare a un vero potenziamento delle capacità intellettive umane. Un terreno affascinante e, allo stesso tempo, scivoloso, che apre interrogativi non da poco.
Per ora resta sullo sfondo l’aspetto produttivo, dove Samsung Foundry avrebbe il compito di trasformare questa visione in chip reali, fisici, pronti a essere impiantati. La scelta dei quattro nanometri suggerisce che l’asticella tecnologica è altissima, perché parliamo di oggetti che devono integrarsi con il corpo umano e funzionare in un ambiente delicatissimo come il cervello.
Il legame tra le due realtà, va detto, non nasce dal nulla. Musk e Samsung si conoscono bene sul piano industriale e questa eventuale partnership non farebbe altro che allargare una collaborazione già avviata su più fronti. Dalle auto elettriche ai robot, fino ai server per l’intelligenza artificiale, il filo conduttore è sempre lo stesso. Componenti ad altissime prestazioni costruiti su misura.
Resta il fatto che vedere il nome di un produttore di smartphone associato a un chip da inserire nel cervello fa un certo effetto. Eppure il percorso sembra tracciato, con il progetto O1 a fare da apripista verso una nuova generazione di processori Neuralink pensati per spingersi dove l’elettronica non era mai arrivata prima.