gCon un investimento da capogiro, Netflix ha messo le mani su InterPositive, la startup di intelligenza artificiale cofondata da Ben Affleck, sborsando 587 milioni di dollari, che al cambio fanno più o meno 500 milioni di euro. Una cifra che racconta bene quanto il colosso dello streaming creda nel potenziale dell’AI applicata al cinema, ma non nel modo in cui forse molti immaginano. Qui non si parla di film generati da zero da un algoritmo, bensì di qualcosa di molto più pratico e vicino alle esigenze reali di chi lavora sui set.
Realizzare un film, anche quello all’apparenza più semplice e privo di effetti speciali, resta un’impresa piena di trappole. Basta pensare al meteo che gioca brutti scherzi, a un attore che salta all’ultimo, a una scena girata con la luce sbagliata. Sono tutti piccoli e grandi intoppi che finiscono per gonfiare i costi, a volte in maniera sorprendente. Ed è proprio per questo motivo che gli studi cinematografici stanno guardando con attenzione crescente all’intelligenza artificiale. Più che uno strumento per inventare storie e immagini dal nulla, la tecnologia sembra destinata a diventare l’alleato che risolve i problemi mentre la produzione va avanti.
Cosa fa davvero InterPositive e perché interessa allo streaming
L’operazione annunciata da Netflix va letta esattamente in questa chiave. La piattaforma lo ha reso noto attraverso un documento finanziario, mettendo nero su bianco l’entità dell’investimento. E il punto interessante sta nella filosofia di InterPositive, che non ha alcuna intenzione di rimpiazzare registi, direttori della fotografia o gli artisti che si occupano degli effetti visivi. L’obiettivo è un altro, più circoscritto ma potenzialmente prezioso.
La startup fondata da Ben Affleck concentra il suo lavoro sulla fase di post-produzione, quel momento delicato in cui le riprese sono ormai finite e bisogna mettere insieme tutti i pezzi. È lì che entrano in gioco gli strumenti basati sull’AI sviluppati dall’azienda, pensati per intervenire su ciò che è già stato girato. Un approccio che ribalta un po’ la narrazione dominante, quella che dipinge l’intelligenza artificiale come una minaccia diretta per il lavoro creativo. In questo caso, invece, l’idea è di offrire un supporto a chi il film lo ha già costruito, aiutandolo a sistemare, correggere e rifinire il materiale senza dover necessariamente tornare sul set.
Questa scelta racconta molto anche della strategia di Netflix, che da tempo cerca di ottimizzare i costi delle sue produzioni senza sacrificare la qualità. Avere in casa una tecnologia capace di limitare gli imprevisti e di rendere più efficiente la fase finale di lavorazione significa, potenzialmente, risparmiare cifre importanti su ogni singolo progetto. E considerando il volume di contenuti che la piattaforma sforna ogni anno, l’impatto complessivo di uno strumento del genere potrebbe essere tutt’altro che marginale.
La presenza di un nome come Ben Affleck aggiunge poi un elemento di credibilità all’operazione. Non si tratta di un investitore qualunque, ma di un professionista che il cinema lo conosce dall’interno, sia davanti che dietro la macchina da presa. La sua doppia esperienza di attore e regista suggerisce che gli strumenti di InterPositive siano stati pensati tenendo conto delle reali necessità di chi lavora nel settore, e non come una soluzione calata dall’alto e distante dalle dinamiche produttive.