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Le cosiddette amebe mangia cervello potrebbero raggiungere il cervello umano grazie a due caratteristiche precise, cioè una spiccata capacità di esplorare l’ambiente circostante e un particolare modo di muoversi strisciando. Sono proprio questi comportamenti, osservati nelle amebe del genere Naegleria, a offrire una possibile spiegazione del percorso che la varietà più pericolosa compie fino a insediarsi nel cervello delle persone. Il nome di questa variante è ormai noto anche fuori dagli ambienti scientifici ed è Naegleria fowleri.
L’idea di fondo è piuttosto semplice da raccontare, anche se le implicazioni sono tutt’altro che banali. Se si riesce a capire come si sposta un microrganismo, diventa più facile ricostruire la strada che percorre e quindi il modo in cui arriva a causare un’infezione. Nel caso di queste amebe il punto non riguarda soltanto la loro pericolosità, già ben conosciuta, ma il meccanismo concreto che le porta a spostarsi verso un bersaglio così delicato come il cervello umano.
Naegleria fowleri: esplorare e strisciare, i due comportamenti sotto osservazione
Quando si parla di capacità esplorative nelle amebe non bisogna immaginare nulla di cosciente. Si tratta di comportamenti legati al movimento, alla tendenza di questi organismi a muoversi nello spazio e a non restare fermi in un unico punto. Accanto a questa attitudine c’è poi il modo in cui avanzano, vale a dire il movimento strisciante sulle superfici con cui entrano in contatto. Messe insieme, queste due abilità disegnano un quadro abbastanza coerente.
Un organismo che esplora e che sa strisciare in maniera efficace ha più probabilità di trovare una via di accesso e di percorrerla fino in fondo. È questa la chiave di lettura proposta per spiegare il comportamento di Naegleria fowleri e il suo viaggio verso il cervello umano. Non si parla quindi di un singolo fattore isolato ma di un insieme di abilità che, lavorando in combinazione, potrebbero rendere possibile il passaggio dall’esterno fino al sistema nervoso.
Va sottolineato che il discorso riguarda il genere Naegleria nel suo complesso. Le caratteristiche di esplorazione e di locomozione appartengono alle amebe di questo gruppo e proprio studiandole è possibile ipotizzare cosa accada nella variante capace di colpire il cervello. In altre parole quello che si osserva in queste amebe aiuta a illuminare il comportamento del loro parente più aggressivo.
Perché il modo di muoversi conta così tanto
Concentrarsi sul movimento può sembrare un dettaglio tecnico, eppure è uno degli aspetti più utili per capire come agiscono le amebe mangia cervello. Sapere che queste amebe tendono a esplorare e a strisciare permette di formulare un’ipotesi concreta sul percorso dell’infezione e sul modo in cui il microrganismo riesce ad arrivare al cervello delle persone colpite.
Il linguaggio resta comunque prudente e non a caso si parla di comportamenti che potrebbero spiegare il fenomeno, non di una dimostrazione definitiva. Le abilità esplorative e i movimenti striscianti rappresentano una pista interpretativa che collega in modo diretto il comportamento quotidiano di queste amebe con la loro capacità di viaggiare fino al cervello umano. La varietà al centro dell’attenzione è sempre Naegleria fowleri, l’ameba che deve la sua fama inquietante proprio alla possibilità di insediarsi nel cervello di chi viene infettato, e sono proprio esplorazione e locomozione a indicare la strada che potrebbe seguire per arrivarci.
Fonte: TecnoAndroid








