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MMX, il Giappone verso Fobos: lancio fissato al 20 ottobre 2026

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Il Giappone ha messo una data sul calendario e stavolta è definitiva: la sonda MMX partirà il 20 ottobre 2026 alle 4:41 del mattino dal Centro Spaziale di Tanegashima, a bordo di un razzo H3, con destinazione Fobos, una delle due lune di Marte. L’annuncio è arrivato il 20 agosto dalla JAXA, l’agenzia aerospaziale giapponese, e segna il ritorno di Tokyo verso il pianeta rosso dopo 28 anni di assenza, da quando nel 1998 era partita la missione Nozomi. L’obiettivo dichiarato è raccogliere più di 10 grammi di campioni e riportarli sulla Terra, una cosa che nessuno ha mai fatto prima con un satellite marziano.

MMX sta per Martian Moons eXploration, e il piano di volo è lungo: circa un anno per arrivare in prossimità di Marte, tre anni di attività nell’orbita marziana, poi un altro anno abbondante per il viaggio di ritorno. La sonda pesa 4.480 kg al lancio ed è divisa in tre moduli, uno per l’andata, uno per l’esplorazione e uno per il rientro. Più della metà della massa complessiva è propellente. Dopo l’avvicinamento a Marte il modulo di andata, ormai esaurito, viene sganciato, e lo stesso accade al modulo di esplorazione dopo un sorvolo di Deimos. Torna a casa solo il terzo pezzo, risparmiando carburante.

Sonda MMX: perché proprio Fobos e cosa si spera di trovare

Sull’origine di Fobos e Deimos esistono due ipotesi in competizione. La prima è la teoria del grande impatto: le due lune si sarebbero formate dai detriti espulsi dallo schianto di un corpo celeste contro Marte. La seconda è la teoria della cattura, secondo cui si tratterebbe di asteroidi arrivati dalle zone esterne del sistema solare e finiti prigionieri della gravità marziana. I due satelliti sono scuri e riflettono la luce in modo molto simile agli asteroidi ricchi di acqua e materia organica, il che sposterebbe l’ago verso la seconda ipotesi. Le loro orbite quasi circolari, praticamente sul piano equatoriale e nella stessa direzione della rotazione del pianeta, si spiegano invece benissimo con la prima. La JAXA ammette che al momento nessuna delle due prevale davvero.

C’è poi un dettaglio che rende il bottino ancora più interessante. Anche se Fobos non fosse di origine marziana, sulla sua superficie dovrebbe essersi depositato per lunghissimi periodi il materiale sollevato da Marte dagli impatti meteoritici. Le stime parlano di circa lo 0,1% dei campioni raccolti di provenienza marziana. La missione MMX punta a indagare l’origine degli ambienti abitabili sui pianeti di tipo terrestre, oltre a mettere in cassaforte tecnologie di andata e ritorno verso Marte, tecniche di campionamento avanzate e sistemi di comunicazione con nuove stazioni di terra.

Il problema dell’atterraggio e la raccolta dei campioni

Qui arriva la parte complicata. I segnali radio impiegano tra 4 e 20 minuti a coprire la distanza, quindi discesa, atterraggio e ripartenza devono essere decisi ed eseguiti in autonomia dalla sonda stessa. La gravità di Fobos è un trentesimo di quella lunare, ma circa 50 volte superiore a quella dell’asteroide Ryugu dove si posò Hayabusa2. Una via di mezzo scomoda, che rende poco pratico il metodo della discesa in volo stazionario.

Per questo il sistema di navigazione autonoma lavora a due stadi, confrontando la topografia dei crateri tra 2 km e 300 metri di quota e poi la texture del terreno tra 300 e 10 metri. A 300 e a 100 metri il sistema individua dislivelli di 30 cm o più come zone pericolose, con la possibilità di cambiare punto d’atterraggio o abortire e risalire. Prima del veicolo principale, le agenzie francese e tedesca faranno scendere IDEFIX, un rover da 23 kg che esplorerà la superficie per un centinaio di giorni facendo da apripista.

Il prelievo avviene con un braccio robotico a cinque assi e un carotatore cilindrico a doppia parete, che si infila nel terreno per almeno 2 cm e intrappola il materiale grazie a una chiusura a molla. Niente proiettili come su Hayabusa, e in più un sistema pneumatico ad azoto della NASA per le particelle più fini. Per evitare contaminazioni gli strumenti vengono puliti con solventi organici e acqua ultrapura, e i propulsori si spengono a circa 10 metri di quota lasciando che la sonda scenda in caduta libera.

Al progetto lavorano Mitsubishi Electric per il sistema della sonda, IHI Aerospace per la propulsione, Myojo Electric per la strumentazione ottica, Kawasaki Heavy Industries per braccio robotico e capsula di rientro, il Chiba Institute of Technology per altimetro laser e monitor delle polveri, NHK per una camera in altissima definizione sviluppata con JAXA. Il costo complessivo dello sviluppo supera i 320 milioni di euro. La Cina ha in cantiere Tianwen-3, lancio previsto attorno al 2028 e rientro verso il 2031, ma il bersaglio lì è Marte, non le sue lune.

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