Vai al contenuto
Offerte

Mini Cooper, la nuova generazione cambia tutto: addio trazione anteriore

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Il prossimo Mini Cooper potrebbe rompere l’unica regola che la piccola inglese ha rispettato per quasi settant’anni, cioè la trazione anteriore. Il lavoro sulla nuova generazione è già cominciato e, stando a quanto filtra dagli ambienti tecnici, il passaggio a una piattaforma sviluppata da BMW porterebbe con sé un cambiamento sostanziale: la spinta arriverebbe dalle ruote posteriori. Sarebbe una prima volta assoluta per la hatch, che dal modello originale del 1959 in poi ha sempre scaricato la potenza davanti, senza eccezioni.

Non conviene però segnare la data sul calendario. La versione attuale è arrivata sul mercato nel 2024 e il restyling è distante almeno un paio d’anni, il che sposta la generazione successiva al prossimo decennio. Nel frattempo il marchio intende raccontare la direzione presa attraverso aggiornamenti estetici e nuove varianti di gamma, come spiegato dal responsabile del design Holger Hampf. Una strategia prudente, che serve a tenere viva l’attenzione mentre in laboratorio si prepara il salto vero.

La piattaforma Gen6 cambia le carte in tavola

Oggi la Cooper Electric condivide una base a trazione anteriore con la più grande Aceman, prodotta in Cina. Il modello di prossima generazione dovrebbe invece adottare la piattaforma Gen6 di BMW, già utilizzata su vetture come i3 e iX3. Il punto decisivo è tecnico e piuttosto banale nella sua rigidità: quell’architettura non prevede layout a trazione anteriore. Gli ingegneri BMW hanno fatto sapere che non esistono piani per svilupparne una variante con motrici le ruote davanti, il che riduce parecchio lo spazio di manovra.

Ufficialmente il marchio non ha confermato nulla sulla trazione posteriore, ma la strada sembra tracciata. C’è però una distinzione da tenere a mente: il discorso riguarda soprattutto la versione elettrica. La Cooper a benzina potrebbe restare a trazione anteriore per tutti gli anni Trenta, semplicemente perché poggia su un’architettura diversa e non è vincolata alle scelte della Gen6. Due anime nella stessa gamma, insomma, almeno per un po’.

Il richiamo alla R50 e la questione delle dimensioni

Al di là di cosa ci sarà sotto il pavimento e di quali ruote spingeranno, il design della prossima Cooper potrebbe guardare indietro alla generazione R50, la prima nata sotto la proprietà BMW. Hampf ha spiegato il ragionamento senza troppi giri di parole: molte persone non hanno un vero ricordo della Mini classica, mentre ne hanno uno delle Mini realizzate negli ultimi venticinque anni. Da qui l’intenzione di collegarsi a quel passato recente, senza per questo scivolare nel vintage.

L’idea, nelle parole del designer, è un’interpretazione moderna di quanto già fatto: uso intelligente dello spazio, qualche sorpresa capace di strappare un sorriso a bordo e una certa dose di britishness. Nulla di nostalgico fine a se stesso, piuttosto un filo che lega le generazioni.

C’è poi il capitolo misure, che nel caso di una Mini pesa più che altrove. Mentre praticamente tutte le auto continuano a crescere, il marchio sta ancora discutendo internamente quanto debba essere grande il nuovo modello. Hampf ha riconosciuto che servirà spazio sufficiente per ospitare dotazioni moderne e sistemi di sicurezza, elementi non negoziabili, ma ha anche lasciato intendere che l’obiettivo è contenere le dimensioni piuttosto che assecondarle. E su un punto la posizione sembra ferma: la variante a tre porte resterà in listino, qualunque cosa accada al resto della gamma.bResta l’immagine di un’auto che, dopo decenni passati a fare le stesse scelte tecniche, si prepara a ribaltarne una delle più identitarie. Con i tempi lunghi del settore, il verdetto arriverà solo quando la nuova generazione sarà pronta a scendere in strada.

Condividi:
86 Condivisioni