Vai al contenuto
Offerte

Google Pixel compie 10 anni: la scommessa che ha cambiato Android

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Sono passati dieci anni dal debutto della prima generazione di Google Pixel, lo smartphone con cui il colosso di Mountain View prometteva di lasciare il segno per molto tempo. Una promessa ambiziosa, di quelle che spesso finiscono dimenticate in fretta e che invece, col senno di poi, si è rivelata piuttosto azzeccata. La famiglia Pixel taglia così il traguardo del primo decennio dopo un percorso tutt’altro che scontato.

Il motivo è presto detto. L’arrivo di quel telefono ha rappresentato una sorta di svolta epocale per Android, che da lì in avanti ha imboccato una strada capace di trasformarlo in un’alternativa credibile a iOS. Il tutto senza rinunciare a ciò che da sempre lo distingue, cioè un livello di personalizzazione molto elevato e una grande libertà concessa a chi lo utilizza. Due tratti che il sistema operativo di Google ha saputo conservare anche mentre cresceva e maturava, e che restano tra i suoi punti di forza più riconoscibili.

Una scommessa che in molti davano per persa

Chi segue da tempo le vicende di Google conosce bene il suo modo di lavorare. L’azienda porta avanti i progetti con grande rapidità e quando qualcosa non decolla tende ad abbandonarlo oppure a trasformarlo in qualcos’altro. Proprio per questo parecchi addetti ai lavori si aspettavano lo stesso destino anche per la serie Pixel, soprattutto nelle prime generazioni, segnate da alcune scelte che col tempo si sono rivelate sbagliate.

La storia però è andata diversamente. Pochi giorni prima della presentazione del primo modello, Hiroshi Lockheimer, all’epoca responsabile di Android, aveva affidato a X una previsione piuttosto netta. Secondo lui del 4 ottobre 2016 si sarebbe continuato a parlare per almeno otto anni. Allora poteva sembrare il classico entusiasmo da vigilia, quello che accompagna ogni lancio importante. Oggi quella frase suona quasi prudente, visto che la data è effettivamente diventata una delle più significative nella storia del sistema operativo mobile di Big G. Gli otto anni indicati da Lockheimer sono trascorsi e il calendario ne ha aggiunti altri due.

Non era affatto scontato. Un marchio nuovo, nato all’interno di un’azienda abituata a cambiare rotta con disinvoltura, avrebbe potuto facilmente finire nella lunga lista degli esperimenti archiviati. Invece la linea Pixel ha resistito ai passi falsi iniziali e ha continuato a crescere generazione dopo generazione.

Dalla visione iniziale alla serie A e ai chip Tensor

In questo decennio molte cose sono cambiate, come accade sempre in un settore che corre veloce quanto quello degli smartphone. Eppure il gruppo di Mountain View è rimasto fedele all’idea con cui era partito per la gamma Google Pixel, senza stravolgerne l’identità a ogni nuova uscita e mantenendo una direzione coerente nel tempo.

A fare la differenza è stato anche l’aumento degli investimenti dedicati al progetto. Con più risorse a disposizione Google ha potuto allargare il proprio raggio d’azione, un passo alla volta. Prima è arrivata la serie A, pensata per offrire una soluzione rivolta alla fascia media del mercato e raggiungere così un pubblico più ampio. Poi è stato il turno dei processori Tensor, sviluppati in casa per dare ai telefoni un cuore progettato su misura. Infine il colosso americano ha costruito attorno ai suoi smartphone un intero ecosistema di accessori, completando un’offerta che oggi va ben oltre il singolo dispositivo da cui tutto era cominciato dieci anni fa.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
156 Condivisioni