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La nuova MINI Cooper elettrica potrebbe cambiare regola del gioco e passare alla trazione posteriore, guardando allo stesso tempo indietro, molto indietro, fino alla R50 del 2001. Non è una voce di corridoio: sono i vertici del marchio inglese ad averlo raccontato in un’intervista, mettendo sul tavolo due indizi piuttosto pesanti sul futuro della gamma. Da un lato un ritorno estetico alle proporzioni delle origini, dall’altro l’ipotesi di adottare i motori elettrici posteriori della famiglia BMW Gen6. A parlarne sono stati Holger Hampf, responsabile del design MINI, e Joachim Post, responsabile dello sviluppo di BMW. Due voci autorevoli, certo, ma serve subito una precisazione onesta: la nuova Cooper non ha ancora ricevuto l’approvazione definitiva. Tutto quello che si discute oggi resta a livello di ipotesi di lavoro, per quanto dettagliata.
Il design guarda alla R50 del 2001
Hampf ha messo un punto fermo sull’obiettivo principale della prossima generazione: conservare le proporzioni tipiche di MINI, quelle che rendono l’auto riconoscibile anche da lontano e persino in controluce. Il riferimento scelto è tutt’altro che casuale, perché la R50 del 2001 è stata la prima MINI sviluppata sotto la gestione BMW, il modello che ha reinventato il marchio senza tradirlo.
Cosa si vorrebbe recuperare, concretamente? Gli sbalzi molto corti, le superfici vetrate piuttosto verticali, un tetto disegnato con chiarezza e quel rapporto particolare tra i fari circolari e il frontale, che da sempre dà all’auto un’espressione quasi antropomorfa. Elementi semplici sulla carta, difficilissimi da far convivere con le esigenze di un’auto moderna. Il punto interessante è che non si tratterebbe di pura nostalgia. Hampf ha insistito sulla necessità di sposare le proporzioni storiche con un’architettura contemporanea e intelligente, con dettagli capaci di sorprendere e, per usare le sue parole, di strappare un sorriso. Che poi è sempre stata la vera merce di scambio del marchio.
Il motore va dietro: la svolta della piattaforma Gen6
La parte più succosa arriva da Joachim Post. Gli ingegneri stanno valutando l’utilizzo della piattaforma BMW Gen6 per la futura Cooper elettrica, la stessa base tecnologica destinata alle nuove vetture della Neue Klasse. E qui sta il punto: il motore elettrico andrebbe collocato sull’asse posteriore, con il passaggio dall’attuale trazione anteriore delle MINI elettriche alla trazione posteriore.
Per una compatta come la Cooper si tratterebbe di una trasformazione tutt’altro che marginale. Spostare la spinta dietro significa liberare l’asse anteriore da un doppio compito, con benefici concreti: uno sterzo più pulito, una gestione della coppia migliore e maggiore libertà nel calibrare il comportamento dinamico. Tradotto, la possibilità di insistere ancora più a fondo su quello che il marchio ha sempre venduto come il suo tratto distintivo, il famoso go kart feeling. Non finisce qui, perché la Gen6 porterebbe vantaggi anche sul piano dell’architettura. Batteria integrata nella parte bassa del pianale e ruote spinte il più possibile verso gli angoli della carrozzeria: due scelte che, combinate, permetterebbero di tenere le dimensioni esterne compatte guadagnando spazio utile a bordo. Un tema delicato per un’auto che storicamente ha sempre dovuto fare i conti con un abitacolo generoso davanti e piuttosto sacrificato dietro.
Perché conviene non correre troppo
Detto tutto questo, trasformare le anticipazioni in dati ufficiali sarebbe un errore. La nuova MINI Cooper a trazione posteriore non è un modello definito, ma una possibilità concreta allo studio. Le parole di Post descrivono una direzione tecnica plausibile, quelle di Hampf una linea stilistica già abbastanza nitida. In mezzo, però, c’è tutta la parte complicata del lavoro.
Gli ostacoli sono quelli classici e pesano tutti: i costi di sviluppo, l’industrializzazione, la sicurezza, l’autonomia, il peso complessivo. E poi il vincolo più duro di tutti, mantenere un prezzo compatibile con il segmento in cui la Cooper elettrica deve competere. Una piattaforma sofisticata come la Gen6 su un’auto compatta è un esercizio di equilibrio delicato, dove ogni chilo e ogni euro in più contano il doppio rispetto a una berlina di taglia superiore.









