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Microsoft AI Diffusion Report: ecco i dati emersi
In tale scenario, alcuni Paesi si distinguono particolarmente. Emirati Arabi Uniti, Singapore, Norvegia e Irlanda figurano in cima alla classifica di utilizzo, confermando l’importanza di politiche pubbliche mirate e della cooperazione tra settore privato e istituzioni. L’Italia si colloca in una posizione intermedia, con un tasso di diffusione del 25,8% tra la popolazione in età lavorativa. Un dato superiore alla media globale e paragonabile a quello degli Stati Uniti (26,3%) e della Germania (26,5%). Eppure, il divario con Francia, Spagna e Regno Unito rimane significativo.
La crescita italiana è stata trainata soprattutto dai servizi di produttività e collaborazione basati su AI generativa e dalla digitalizzazione delle imprese. Ma la mancanza di competenze avanzate e la disomogeneità delle infrastrutture, in particolare nel Mezzogiorno, rallentano il passo. A livello mondiale, la distribuzione delle risorse tecnologiche resta concentrata. Stati Uniti e Cina detengono l’86% della capacità di calcolo complessiva dei data center. Consolidando la loro posizione di leadership nello sviluppo dei modelli più potenti.
Un altro limite spesso sottovalutato è la dimensione linguistica. Metà dei contenuti del web è in inglese, una lingua madre per appena il 5% della popolazione mondiale. Scenario che riduce la rappresentatività culturale dei dataset e, di conseguenza, l’accesso ai benefici dell’AI per milioni di utenti. In ogni caso, la misurazione della diffusione dell’intelligenza artificiale, sottolinea il report, è oggi un indicatore chiave della maturità digitale di una società.










