In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
I Meta Smart Glass hanno risolto quello che aveva affossato Google Glass più di dieci anni fa: oggi possono passare per normali montature da vista o da sole. Ed è proprio questa somiglianza a rischiare di diventare il loro guaio più grosso sul piano legale. L’Autorità per la protezione dei dati di Amburgo ha messo sotto la lente i Ray-Ban Meta e sospetta che la registrazione di filmati negli spazi pubblici possa violare le regole sulla privacy. La questione potrebbe non fermarsi a qualche multa: in Germania si discute di un possibile blocco alla vendita degli occhiali smart di Meta.
Google presentò Glass nel 2012 e avviò la distribuzione agli sviluppatori nel 2013, raccogliendo quasi subito proteste, divieti nei locali e il soprannome poco carino di “Glasshole” per chi li portava senza troppi riguardi verso gli altri. Quei dispositivi, però, erano riconoscibilissimi: display davanti all’occhio, montatura strana, aspetto dichiaratamente da gadget tecnologico. I modelli attuali hanno cancellato quel difetto. Ray-Ban Meta e Oakley Meta stipano fotocamera, microfoni, altoparlanti, connettività wireless e funzioni AI dentro telai praticamente identici a quelli tradizionali.
L’indagine di Amburgo, occhiali smontati in laboratorio
Il Commissario per la protezione dei dati di Amburgo, guidato da Thomas Fuchs, ha aperto l’esame dei Ray-Ban Meta nell’estate del 2025. E non si è limitato a leggere documenti e condizioni d’uso. Ha comprato due esemplari, li ha provati in laboratorio e nella vita di tutti i giorni, ha analizzato i flussi di rete e ne ha affidato uno a specialisti forensi per lo smontaggio. L’indagine ha toccato molti punti: riconoscibilità delle riprese, registrazione dell’audio, attivazione vocale, trasferimento dei contenuti verso lo smartphone, uso di Meta AI, traduzioni in tempo reale e possibile impiego dei dati per addestrare i modelli. Buona parte del traffico era cifrata, cosa che ha limitato l’analisi dei contenuti ma non quella su destinazioni, frequenza e tipologia delle comunicazioni.
Il nodo più delicato resta la fotocamera. I modelli recenti montano sensori da 12 megapixel e girano video fino alla risoluzione 3K. Basta premere sulla montatura o pronunciare un comando. Niente telefono da tirare fuori, niente schermo puntato addosso a qualcuno. Una persona può finire al centro dell’inquadratura senza rendersene conto, perché sparisce tutta la gestualità che di solito annuncia uno scatto: il braccio alzato, lo schermo acceso, il suono dell’otturatore.
Il piccolo LED e la legge tedesca sui dispositivi nascosti
Meta ha piazzato sul frontale un LED che si accende durante foto, video e dirette, e sostiene che il software rileva se la spia viene coperta, bloccando le nuove registrazioni finché l’ostacolo non sparisce. Il problema è che quel sistema presuppone che chi sta davanti sappia dove guardare e cosa significhi quel puntino. La spia è minuscola, si confonde coi riflessi, diventa quasi invisibile in pieno giorno o durante una chiacchierata animata. Meta consiglia agli utenti di avvisare a voce le persone, mostrare come funziona la spia e spegnere gli occhiali in bagni, spogliatoi, studi medici, scuole e luoghi di culto. Consigli sensati, certo, ma che scaricano la tutela dei terzi sul comportamento di chi indossa il prodotto. Ed è qui che scatta l’attrito con le autorità.
L’aspetto più pesante nella posizione di Fuchs riguarda la normativa tedesca sulle telecomunicazioni, che vieta produzione, importazione e vendita di dispositivi che simulano un altro oggetto o nascondono funzioni di registrazione in beni di uso quotidiano. La competenza spetta alla Bundesnetzagentur, l’Agenzia federale delle reti, che già interviene contro orologi con telecamere nascoste, localizzatori con ascolto remoto e giocattoli spia. Gli smart glass restano un caso più sfumato: dichiarano la presenza della fotocamera e hanno una spia, ma la forma li rende quasi indistinguibili da comuni Ray-Ban o Oakley.
Se l’Agenzia bollasse un modello come apparecchiatura vietata, Meta non potrebbe più venderlo in Germania. I rivenditori dovrebbero ritirarlo, le piattaforme online cancellare gli annunci. Un divieto nazionale non si estenderebbe in automatico a tutta l’Unione europea, ma potrebbe smuovere altri Garanti e spingere Meta a rivedere l’hardware, magari con una spia più grande e luminosa, segnali acustici o un limite alla durata delle registrazioni. Ogni scelta, però, ha un costo: un suono continuo darebbe fastidio in pubblico, un LED troppo vistoso rovinerebbe l’estetica del prodotto.









