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Meta Glasses, la fotocamera si spegne se copri il LED

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Chi pensava di poter mettere un dito sulla spia luminosa e continuare a filmare indisturbato dovrà cambiare abitudini, perché gli occhiali connessi Meta ora bloccano la registrazione nel momento esatto in cui il piccolo LED bianco viene coperto. Si tratta della seconda correzione in meno di due mesi, e il gruppo di Menlo Park ci tiene parecchio a far sapere che il problema è stato affrontato.

La storia parte da lontano. Fin dai primi Ray-Ban Meta del 2021, quella lucina frontale funziona come una specie di patto sociale tra chi indossa la montatura e tutti gli altri: se si accende, l’occhiale sta filmando. Peccato che il patto abbia generato, quasi subito, una quantità impressionante di tutorial per aggirarlo. Nastro adesivo, adesivi opachi, coperture stampate in 3D, in certi casi persino il trapano. Questa settimana Alex Himel, vicepresidente di Meta responsabile della realtà aumentata, ha annunciato la stretta: la fotocamera si spegne se la spia viene oscurata mentre la ripresa è in corso.

La fotocamera e il LED adesso viaggiano insieme

Fino a oggi la protezione agiva soltanto all’avvio. Spia coperta significava nessuna registrazione possibile, e fin qui tutto bene. Solo che i più smaliziati avevano trovato la scorciatoia più ovvia del mondo, cioè far partire prima la cattura e nascondere il diodo subito dopo. Una trovata documentata ovunque online, con tanto di video esplicativi. La correzione in distribuzione interrompe la registrazione appena la luce sparisce, perché, come spiega l’azienda, fotocamera e LED funzionano come un unico sistema. Il paragone più immediato è quello con il rumore dell’otturatore obbligatorio sugli smartphone giapponesi: un segnale pensato per chi sta intorno, non per chi indossa il dispositivo.

Questa patch si aggiunge all’aggiornamento obbligatorio arrivato a luglio, che disattiva completamente la fotocamera di Ray-Ban Meta, Oakley Meta e degli altri Meta Glasses nel momento in cui viene rilevata una manomissione fisica della spia, foratura compresa. Va detto che la pratica era già vietata nero su bianco nelle condizioni d’uso, cosa che, prevedibilmente, non aveva scoraggiato nessuno. Attorno alla faccenda si era perfino organizzato un piccolo mercato, con il servizio a pagamento di “rimozione del diodo” offerto da operatori trovati anche su Facebook Marketplace, cioè la piazza digitale della stessa Meta. Il gruppo rivendica già un effetto deterrente. Diverse di queste attività avrebbero chiuso i battenti, tra cui un servizio chiamato “Ghost Meta”, mentre account e guide dedicate al bricolage sul LED stanno sparendo dalle piattaforme di casa. In parallelo è partita una campagna di sensibilizzazione per spiegare al grande pubblico che cosa significa quella spia accesa.

Perché in Francia il dossier è sotto osservazione

Oltralpe la questione va ben oltre il fai da te tra privati. A maggio la CNIL ha lanciato un piano d’azione dedicato agli occhiali connessi, accompagnato da un sondaggio dai numeri piuttosto eloquenti: il 67% dei francesi ci vede un problema di violazione della vita privata, il 57% indica il mancato rispetto del diritto all’immagine come preoccupazione principale. La commissione raccomanda di informare le persone che si hanno intorno, di interrompere la cattura quando non serve e di evitare queste montature nei luoghi dove l’intimità è data per scontata.

I dubbi sulla spia luminosa, del resto, sono vecchi quanto il prodotto. Già nel 2021 i regolatori italiano e irlandese storcevano il naso su quel diodo che avrebbe dovuto avvisare i terzi, con l’autorità irlandese apertamente scettica sulla sua efficacia. Oggi i reclami francesi passano proprio all’autorità irlandese, competente perché Meta ha la sede principale a Dublino, mentre si attende entro la fine dell’estate un rapporto del regolatore europeo dei dati. Ogni patch software arriva quindi sotto lo sguardo delle autorità, mentre le montature continuano a vendersi in Francia sia dagli operatori telefonici sia dagli ottici.

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