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GPT-6 Astra, OpenAI dichiara: benvenuti nell’era dell’AGI

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Con GPT-6 Astra OpenAI ha alzato l’asticella in modo brusco, e lo ha fatto quasi per incidente: il modello doveva arrivare prima di mezzogiorno, il lancio è slittato senza spiegazioni e le informazioni sotto embargo hanno cominciato a circolare comunque, benchmark preliminari compresi. Numeri che, letti uno dietro l’altro, hanno un effetto abbastanza straniante. Greg Brockman, cofondatore e presidente della società, durante un incontro riservato con la stampa se n’è uscito con una frase che pesa: “Benvenuti nell’era dell’AGI”.

Il rilascio è limitato, riservato a una specifica categoria di clienti, e questo di per sé dice qualcosa sul livello di prudenza scelto. Ma la promessa che accompagna Astra è ambiziosa quanto la dichiarazione di Brockman: chi lo usa, sostiene OpenAI, non dovrà più cliccare con il mouse né digitare sulla tastiera.

Un agente che usa il software come lo userebbe una persona

Il punto tecnico interessante sta qui. Invece di pretendere che gli sviluppatori preparino API dedicate per ogni applicazione che un agente deve toccare, GPT-6 Astra naviga dentro il software esistente più o meno come farebbe un essere umano. Browser, fogli di calcolo, siti, applicazioni desktop. Produce documenti finiti e presentazioni, porta a termine flussi di lavoro in più passaggi anziché limitarsi a spiegare come si fanno.

Nel video dimostrativo alcuni dipendenti di OpenAI trasformano un cerchio giallo prima in un razzo e poi in un gioco 3D completo nel giro di pochi minuti, e creano un annuncio su eBay, tutto tramite comandi vocali. L’elenco di cose che il modello dichiara di saper fare è lungo: compilare moduli online, aggiornare i record di un CRM, organizzare calendari, fare ricerche sul web e trasformarle in documenti o email, manipolare fogli di calcolo, analizzare dati scientifici in notebook Python, lavorare in Power BI, creare e testare siti, usare applicazioni ingegneristiche come KiCad e FreeCAD, installare software e risolverne i problemi.

I benchmark, e un asterisco doveroso

Sul fronte delle prestazioni, Astra segna 100 per cento su ExploitBench e 98,6 per cento su ARC-AGI-3. Poi 97,6 per cento su FrontierMath Tier 4 v2, 74,1 per cento su DeepSWE v1.1, 95,9 per cento su BenchCAD e 96 per cento su GPQA Diamond. Sull’Artificial Analysis Intelligence Index il punteggio è 61,2 contro il 60,9 di GPT-5.6 Sol, un modello che al momento non ha nemmeno due mesi di vita.

Un asterisco però va messo. Il risultato quasi perfetto su ARC-AGI-3 potrebbe dipendere in buona parte dall’harness costruito su misura attorno al modello. Non è un caso isolato: l’agente di coding AVO di NVIDIA, che in sostanza è un harness attorno a Claude Opus 5 di Anthropic, ha risolto di recente tutti i 183 puzzle del set pubblico di ARC-AGI-3 con accuratezza del 100 per cento.

Dietro Astra c’è Bel, e dietro Bel ci sono centomila GPU

Il modello poggia su quello che è il sistema interno più capace di OpenAI, chiamato Bel, con circa 10 trilioni di parametri. L’addestramento sarebbe avvenuto su un cluster da 100.000 GPU nel data center Stargate in Texas. La logica di funzionamento si allontana dallo schema chatbot con risposta singola: c’è uno strato di coordinamento avanzato che può lavorare ore o addirittura giorni su un problema complesso, generando e gestendo sub agenti interni. L’agente principale spezza il problema, distribuisce i pezzi, poi ricompone i risultati.

All’inizio di agosto 2026 OpenAI aveva già raccontato che Astra aveva risolto in autonomia, o portato avanti in modo sostanziale, dieci problemi aperti da tempo in matematica e informatica teorica. Le soluzioni sono state verificate con il linguaggio per assistenti di prova formale Lean 4. Con ogni probabilità lo stesso sistema è stato usato per progettare Jalapeno, il primo ASIC dell’azienda. Intanto Sam Altman ha messo le mani avanti: i prossimi rilasci saranno scanditi dai progressi sull’allineamento e sulla sicurezza, non dalle capacità raggiunte. E ha aggiunto che la prossima generazione di modelli “sarà seria per tutti”.

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