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Mercedes non abbassa i prezzi in Cina: la strategia di Källenius

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Mercedes non ha intenzione di rincorrere le rivali cinesi giocando al ribasso sui prezzi, e Ola Källenius, amministratore delegato del marchio della stella, lo ha messo in chiaro senza troppi giri di parole. Durante la presentazione della nuova Classe C elettrica e della GLA, il numero uno di Mercedes ha spiegato come la casa tedesca intende muoversi in Cina, che resta il mercato più grande e allo stesso tempo più complicato da leggere di tutto il panorama automobilistico mondiale.

Il quadro non è dei più semplici. Vendite in rallentamento, una guerra dei prezzi che si fa sentire e una schiera di nuovi costruttori pronti a farsi largo. Eppure Källenius ha ribadito un concetto che sta al centro della strategia: la priorità non è accaparrarsi quote a qualunque costo, ma difendere il valore del brand.

Il lusso resta la carta vincente

Per capire cosa sta succedendo davvero, secondo Källenius bisogna distinguere tra i vari segmenti del mercato cinese. Nelle fasce d’ingresso la battaglia è durissima, questo è fuori discussione. Ma quando si sale verso il lusso più esclusivo, quello dove abitano modelli come Classe S, GLS, AMG e Classe G, la situazione cambia parecchio e Mercedes continua a tenere una posizione solida.

Il dirigente ammette che diversi marchi cinesi hanno messo sul piatto risorse enormi per entrare nel premium. I risultati, però, restano modesti. Molti di questi costruttori vendono ancora poche centinaia di vetture, numeri che non scalfiscono la leadership dei marchi storici. Attenzione, però, a non cullarsi sugli allori. Källenius è stato chiaro: Mercedes non può diventare compiacente, dovrà continuare a investire in innovazione, tecnologia e design per tenersi stretto il vantaggio. La storia dell’automobile insegna che anche i big possono perdere terreno se smettono di evolversi.

Nessuno sconto per inseguire i volumi

C’è poi il capitolo della politica commerciale, che riguarda soprattutto i modelli più diffusi, sia elettrici sia con motori tradizionali. Senza fare nomi, il CEO ha citato un concorrente relativamente giovane che ha da poco lanciato un profit warning, leggendolo come il segnale della pressione che pesa su tutto il settore. Per Mercedes, però, buttarsi in una guerra dei prezzi per rincorrere le quote non è una strada percorribile. Il mercato cinese si è contratto di circa il 20 per cento negli ultimi mesi e anche la casa di Stoccarda ha visto calare le consegne, ma in linea con l’andamento generale.

Fuori dalla Cina il discorso cambia. Mercedes ha chiuso il primo semestre in crescita, un dato che dà forza alle convinzioni del management. Per Källenius lo scenario attuale chiede prima di tutto disciplina finanziaria: proteggere la redditività conta più che gonfiare i volumi con sconti pesanti. Il manager non esclude che dinamiche simili possano affacciarsi anche in Europa o in Nord America. Ma resta convinto che il patrimonio tecnologico, l’esperienza e l’identità costruita negli anni da Mercedes siano ancora un vantaggio difficile da copiare nel breve periodo.

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