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Memorie RAM e NAND ora costano più del chip negli smartphone

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La combinazione di DRAM e NAND flash è diventata la voce più cara nella distinta base di uno smartphone, superando persino il chip più costoso montato a bordo. Non è un dettaglio da poco, perché ribalta un equilibrio che durava da anni, quando litografie avanzate e processi produttivi di nuova generazione rendevano il SoC il componente su cui i produttori spendevano di più. Poi è arrivato il boom dell’intelligenza artificiale, la domanda di memorie è esplosa e i conti hanno smesso di tornare. Secondo le stime di Digital Chat Station, informatore molto seguito su Weibo, il binomio memoria più storage è cresciuto del 340 per cento rispetto a un anno fa.

I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Un anno fa, un abbinamento da 12GB di RAM e 256GB di NAND flash costava ai produttori circa EUR 60, ovvero poco più di 60 euro. Oggi, nel terzo trimestre del 2026, la stessa combinazione viaggia intorno ai 2.200 yuan, cioè circa 270 euro. Parliamo sempre e solo della configurazione base, quella che ormai si trova anche su modelli che flagship non sono.

Quando le memorie costano più del processore

Il confronto con i chipset premium è impietoso. Anche i processori sono rincarati, per carità, ma su tutt’altra scala: si parla di circa 2.000 yuan, quindi intorno ai 245 euro, il che li retrocede al secondo posto tra i componenti più costosi. E questo nonostante il passaggio ai nodi a 2nm di TSMC, le famiglie “N2” e “N2P”, inaugurate quest’anno da A20 Pro di Apple. Insomma, la litografia più avanzata del pianeta costa meno dei chip di memoria che le stanno accanto.

Il problema si amplifica appena si sale di configurazione. Passare a 16GB più 256GB, oppure a 16GB più 512GB, gonfia il BOM, la distinta base, in modo pesante. Ed è esattamente il motivo per cui diversi produttori stanno rivedendo listini e specifiche. Un esempio concreto arriva da Google: alcuni modelli di Pixel 11 Pro sono arrivati sul mercato con 12GB di RAM invece dei 16GB attesi e, nonostante il taglio, costano più di Pixel 10 Pro. Meno memoria, prezzo più alto. Un’equazione che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata assurda.

Chi paga il conto più salato

C’è poi la questione di chi controlla la propria filiera e chi no. I produttori Android devono comprare il silicio da Qualcomm e MediaTek, pagando un margine a chi progetta i chip, e allo stesso tempo subiscono i rincari delle memorie. Una partita che, dal punto di vista dei costi, parte già in salita. Apple si trova in una posizione diversa, perché progetta internamente i propri processori e si affida a TSMC per la produzione di massa e per le consegne a lotti. Un vantaggio strutturale che l’azienda di Cupertino si porta dietro da anni nel settore mobile.

Vantaggio che però non la mette al riparo dalla carenza di DRAM. Su quel fronte nessuno è immune, nemmeno chi ha il controllo sul design del silicio. Le previsioni raccolte dall’informatore cinese parlano di costi di memoria e storage destinati a salire ancora nel 2028, con una possibile fine della corsa non prima del 2029.

Nel frattempo i margini dei produttori si assottigliano, e le strategie per difenderli sono quelle che si stanno già vedendo sul mercato: configurazioni di memoria più conservative, prezzi al pubblico ritoccati verso l’alto, tagli di storage che tornano a essere un lusso invece che uno standard. Gli smartphone di fascia media, quelli che dovrebbero garantire volumi e accessibilità, sono i più esposti, perché su di loro il peso relativo di RAM e NAND flash incide molto di più che su un top di gamma da oltre mille euro.

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