Coltivare cibo su Marte sembrava roba da film, qualcosa relegata ai dialoghi di una sceneggiatura hollywoodiana. E invece no. Un gruppo di ricercatori in Germania ha messo a punto un sistema che, a dirla tutta, ricorda parecchio quello che faceva Matt Damon in The Martian. Solo che stavolta non si tratta di patate e letame, ma di qualcosa di molto più sofisticato: polvere simile al suolo marziano, anidride carbonica, microrganismi e un bel po’ di ingegno scientifico per ottenere fertilizzante, metano e persino piante commestibili.
Il dato che colpisce di più è questo: da appena 1 grammo di cianobatteri essiccati si possono ricavare abbastanza nutrienti da far crescere 27 grammi di biomassa fresca di Lemna, una pianta acquatica edibile e piuttosto ricca di proteine. Ventisette grammi non sembrano tantissimi, è vero. Ma se si pensa che il punto di partenza è un singolo grammo di microrganismi e polvere che simula il terreno di un altro pianeta, il rapporto diventa decisamente interessante.
Cianobatteri imprescindibili: ecco come funziona il processo
La superficie di Marte, va detto, contiene minerali. Non è un deserto completamente sterile dal punto di vista chimico. Quello che manca, però, sono le sostanze organiche fondamentali per far crescere qualsiasi tipo di coltura. Niente humus, niente materia organica decomposta, niente di quello che sulla Terra diamo per scontato quando infiliamo un seme nella terra dell’orto.
Ed è esattamente qui che entrano in gioco i cianobatteri. Si tratta di organismi straordinariamente resistenti, capaci di sopravvivere in ambienti estremi e, soprattutto, di crescere sfruttando la CO2. Che, guarda caso, è il gas più abbondante nell’atmosfera marziana, dove rappresenta circa il 95% della composizione totale. Praticamente un buffet a cielo aperto per questi microrganismi.
Il meccanismo sviluppato dal team tedesco funziona in modo relativamente lineare, almeno nel concetto. I cianobatteri vengono fatti proliferare utilizzando la CO2 presente nell’atmosfera e i minerali estratti dal suolo marziano simulato. Una volta cresciuti, vengono essiccati e trasformati in una sorta di fertilizzante biologico. Quel fertilizzante viene poi usato per nutrire la Lemna, la pianta acquatica che potrebbe rappresentare una fonte proteica concreta per eventuali coloni del futuro.
Marte: una scoperta per le missioni del futuro
Il punto cruciale della ricerca non è solo dimostrare che si può far crescere qualcosa con risorse marziane. Il vero passo avanti sta nel fatto che l’intero ciclo, dalla raccolta della CO2 alla produzione di cibo, potrebbe teoricamente funzionare senza dover trasportare enormi quantità di materiale dalla Terra. E per chi conosce i costi del trasporto spaziale, anche solo risparmiare qualche chilo di carico fa una differenza enorme.
Coltivare cibo su Marte resta ovviamente una sfida colossale. Le radiazioni, le temperature estreme, la mancanza di un campo magnetico protettivo e mille altri fattori rendono ogni esperimento terrestre solo un’approssimazione di quello che accadrebbe davvero sul pianeta rosso. Ma il fatto che un sistema del genere funzioni già in laboratorio, con materiali che replicano fedelmente le condizioni marziane, è un segnale tutt’altro che trascurabile.