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Chi porta al polso uno smartwatch con Wear OS trova da oggi una novità dentro Find Hub, l’app di Google dedicata al ritrovamento: è arrivata una sezione chiamata “Find people”, cioè “Trova persone”, che fino a poco tempo fa era riservata soltanto ai dispositivi. Un piccolo passo, per la verità, perché la funzione al momento fa molto meno di quanto il nome lascerebbe immaginare.
L’aggiornamento viaggia sul Play Store da questa mattina con la versione 1.0.429.0. L’icona è verde e riprende quel disegno da radar che ormai contraddistingue tutta l’esperienza Find Hub, quindi risulta immediatamente riconoscibile anche a chi non passa le giornate a smanettare tra i menu di sistema. Basta aprirla per vedere comparire un elenco sotto la voce “Persone”, con l’indicazione di chi può vedere la propria posizione e per quanto tempo.
Cosa mostra davvero la nuova sezione Trova persone
Qui casca l’asino. Aprendo la scheda di un contatto la logica suggerirebbe di trovarsi davanti a una mappa, magari ridotta all’essenziale per stare dentro un display da pochi centimetri. Invece niente: il sistema si limita a segnalare che quella persona “può vedere la tua posizione fino a quando non disattivi”, e accanto compare un semplice collegamento con la dicitura “Visualizza la sua posizione sul telefono”. Tradotto, lo smartwatch diventa una specie di promemoria, non uno strumento di localizzazione vero e proprio.
Non è chiaro se il comportamento sia esattamente quello previsto da Google oppure se manchi ancora un aggiornamento lato server, quello che di solito accende le funzioni a distanza senza bisogno di scaricare nulla. Nel caso dei dispositivi, per esempio, una mappa di base esiste. Difficile immaginare che l’azienda abbia deciso di escluderla del tutto dalla parte dedicata alle persone su Wear OS, ma per ora la situazione è questa.
C’è anche un difetto di gioventù piuttosto vistoso. Toccando la voce “Impostazioni” nella schermata principale non si apre un pannello dedicato, come sarebbe logico, bensì l’intero Google Play services, con tutte le sue schede e le sue diramazioni. Su un orologio, dove ogni tocco in più pesa, è il genere di intoppo che si nota subito. Roba da correggere in fretta, immaginiamo, perché non è certo un problema strutturale.
Find Hub continua a crescere, un pezzo alla volta
La strategia di Google con Find Hub segue da mesi lo stesso schema: aggiungere funzioni piccole e frequenti invece di grandi rivoluzioni annunciate in pompa magna. Nell’ultimo periodo l’app su Android ha guadagnato la possibilità di rimuovere dall’elenco le vecchie cuffie e gli auricolari Bluetooth, quel genere di accessori che restano registrati per anni anche quando sono finiti in un cassetto o sono stati regalati a qualcuno.
Sul fronte hardware, il tassello più importante resta Pixel Tag, il localizzatore annunciato a EUR 25, circa 27 euro, con arrivo previsto a novembre e supporto alla tecnologia UWB, l’ultra wideband che permette di individuare un oggetto con precisione quasi centimetrica quando ci si trova nelle vicinanze. Una mossa piuttosto aggressiva, considerando quanti cloni di AirTag popolano il mercato e quanto poco riescano a distinguersi tra loro.
Il quadro complessivo, quindi, è quello di una piattaforma che si allarga su più fronti contemporaneamente: telefoni, orologi, accessori dedicati. La sezione dedicata alle persone su Wear OS è probabilmente l’anello più debole della catena, almeno in questa prima versione, perché la condivisione della posizione tra contatti ha senso soprattutto quando permette di capire a colpo d’occhio dove si trova qualcuno. Senza mappa, l’utilità si riduce parecchio.
Chi vuole provarla comunque può controllare il Play Store e verificare di avere installata la build 1.0.429.0 di Find Hub. Il rilascio è graduale, come sempre accade con questo tipo di aggiornamenti, quindi non è detto che l’icona verde compaia immediatamente su tutti gli orologi compatibili.










