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ontro gli orsi che entrano nei supermercati e girano intorno alle scuole, il Giappone ha scelto una strada che sembra uscita da un film: i lupi robot. Non metafore, non prototipi da laboratorio, ma macchine vere, piazzate nei campi e lungo i sentieri, con occhi a LED rossi e ululati registrati che partono appena un sensore rileva movimento. Una soluzione artigianale, nata in una piccola officina di famiglia, che oggi non riesce a stare dietro alle richieste. Vale la pena ricordare il contesto italiano per capire la distanza tra le due situazioni. Nel dicembre 2024 il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Fugatti, si trovava a gestire le polemiche sull’abbattimento dell’orso M91. Tra le molte ipotesi messe sul tavolo, difficile immaginare che qualcuno avesse pensato di costruire una muta di lupi meccanici per spingere i plantigradi lontano dalle zone abitate.
Un problema che in Giappone ha numeri diversi
Non tutti sanno quanto il Giappone sia verde e montuoso, soprattutto nella parte settentrionale. Il punto è che le aree selvagge stanno arretrando davanti a quelle urbane, e gli orsi, sempre più numerosi sul territorio, escono dalle foreste perché lo sviluppo edilizio mangia i loro habitat e riduce le fonti di cibo. Il risultato è quotidiano: recinzioni sfondate, giardini invasi, bidoni della spazzatura rovesciati, animali che si aggirano attorno alle scuole, entrano nei supermercati, condividono spazi pensati per le persone.
La convivenza forzata ha un costo pesante. Solo lo scorso anno si contano 13 morti e 200 feriti, circa il doppio rispetto all’anno precedente. Il paese è arrivato a schierare l’esercito per dare una mano nel controllo della popolazione. E i numeri del 2025 parlano chiaro: oltre 14.600 animali catturati e soppressi, un record assoluto. Cifre di quel tipo spiegano perché serva una risposta rapida, e perché anche un’idea apparentemente bizzarra abbia trovato terreno fertile.
Monster Wolf, lo spaventapasseri diventato tecnologico
Tutto comincia nel 2016, quando una piccola azienda meccanica a dimensione familiare mette in produzione Monster Wolf, il prototipo di un lupo robotico pensato per tenere lontani orsi neri, cinghiali e cervi da allevamenti e campi coltivati. Uno spaventapasseri 2.0, in sostanza, costruito a mano e in numeri limitatissimi. Il funzionamento è tanto semplice quanto efficace. La testa ruota da un lato all’altro, il muso è una maschera nera con occhi a LED rossi lampeggianti e zanne minacciose, il corpo è una struttura metallica coperta di pelo sintetico, la coda si illumina di blu. Alimentazione a batteria, pannelli solari, sensori di rilevamento. Gli altoparlanti sono programmati per ululare e ringhiare, con oltre 50 file audio a disposizione, comprese voci umane e sirene che si sentono a più di 800 metri di distanza.
Il prezzo di questi lupi robot si aggira sui 600.000 yen, meno di 4000 euro. Nel primo anno la società Ohta ne ha prodotti e venduti una cinquantina. Oggi la domanda è talmente cresciuta che l’azienda non riesce nemmeno lontanamente a soddisfarla.
La prossima generazione si muove
La versione aggiornata è già in arrivo e aggiunge quello che finora mancava: una capacità di movimento, minima ma reale. Motore e rotelle a trazione integrale permetteranno al robot di seguire percorsi preimpostati, così da pattugliare campi e sentieri invece di restare fisso in un punto. Un cambio non banale, perché gli animali tendono ad abituarsi in fretta a ciò che non si sposta. Chi compra, intanto, è una platea più larga del previsto. Gli ordini arrivano da agricoltori, proprietari di circoli di golf, gestori di rifugi di montagna, imprenditori edili. Ed è prevista a breve anche una versione portatile pensata per gli escursionisti, così da portarsi dietro un deterrente lungo i percorsi di montagna.








