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Ecco come l’AI può essere fregata dalla poesia
OpenAI, Google, Anthropic, DeepSeek, Meta, Alibaba, Mistral e xAI sono stati coinvolti nei test. I prompt poetici realizzati manualmente hanno portato a un tasso medio di successo del 62%, con una percentuale di risposte non sicure prossima al 90% dei casi. Un altro elemento emerso è la diversa sensibilità dei modelli in base alla loro complessità. Quelli più grandi, capaci di gestire simbolismi e strutture astratte, appaiono più vulnerabili. I modelli più piccoli, invece, hanno mostrato tassi di successo nulli.
Le ricadute interessano direttamente settori ad alta criticità. L’uso della poesia avversariale ha portato a ottenere risposte relative a contenuti collegati al rischio chimico, biologico, radiologico e nucleare. Oltre a indicazioni potenzialmente utili per attività di cyberattacco, dalla manipolazione del codice al cracking di password, con un ASR che in quest’area ha toccato l’84%. Anche richieste legate alla disinformazione sanitaria sono risultate aggirabili, con un tasso del 60%. I ricercatori sottolineano che molti benchmark finora adottati per valutare la sicurezza dei sistemi sono concentrati quasi esclusivamente sulla prosa. Creando, in tal modo, il rischio di una sovrastima delle reali capacità difensive dei modelli AI.










