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Auto a fine vita, nuove regole UE: cosa cambia ors

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Le auto a fine vita entrano in una fase nuova a partire dal 13 agosto 2026, perché con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2026/1738 l’Unione Europea manda in archivio le direttive del 2000 e del 2005, ormai fuori tempo massimo rispetto a come sono cambiate le tecnologie e le priorità ambientali. Il testo era stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale europea il 24 luglio scorso e l’idea di fondo è abbastanza chiara: una vettura da rottamare non è più soltanto un rifiuto da smaltire, ma una miniera di materie prime da recuperare, così da alleggerire la dipendenza del continente dalle importazioni di materiali critici.

Il perno di tutto è l’ecodesign. I costruttori dovranno pensare allo smontaggio già quando il progetto è ancora un foglio bianco, rendendo più semplice rimuovere e sostituire i componenti. A questo si aggiunge il passaporto digitale di circolarità, un documento virtuale che accompagnerà ogni nuovo modello con l’elenco dei materiali impiegati, la loro provenienza e le istruzioni tecniche per gli impianti di smantellamento autorizzati. Non riguarderà solo le automobili: dentro ci finiscono anche camion, motocicli, ciclomotori e quad.

Plastica riciclata, target di recupero e stretta sulle esportazioni

Sul fronte dei materiali il vincolo più concreto riguarda la plastica. Entro sei anni dall’entrata in vigore del regolamento, almeno il 15% della plastica usata sui veicoli nuovi dovrà arrivare dal riciclo, quota che salirà al 25% entro dieci anni. E c’è un dettaglio che pesa: almeno un quinto di quella plastica riciclata dovrà provenire dal recupero di vecchie vetture, in modo che il cerchio si chiuda dentro lo stesso settore automotive. Confermati invece i target già noti, con l’obbligo di riutilizzare o riciclare l’85% del peso medio del veicolo e di arrivare al 95% considerando riutilizzo e recupero complessivo.

C’è poi il capitolo più spinoso, quello del mercato nero. Su circa 280 milioni di mezzi che circolano in Europa, ogni anno se ne stimano 6,5 milioni arrivati al capolinea, e una buona parte diventa “auto fantasma”: sparisce dai registri ufficiali, viene esportata e smantellata illegalmente per rivendere ricambi sui mercati paralleli di Africa, Medio Oriente e Asia. Dal 2031 scatterà il divieto assoluto di esportare veicoli dichiarati non più idonei alla circolazione, mentre dal 2029 entrerà in gioco la Responsabilità estesa del produttore, che scarica sulle Case anche l’onere economico di raccolta e trattamento dei veicoli da rottamare in tutta l’Unione. In Italia si stanno già muovendo consorzi dedicati come ELV Italia, nato nell’ambito dei Consorzi Cobat per dare una mano a importatori e produttori.

Cosa cambia per chi compra e per chi vende

Nell’immediato la vita di chi guida non cambia da un giorno all’altro, perché l’applicazione delle norme è scaglionata con scadenze che arrivano fino al 2036. Le ricadute sul mercato, però, si vedranno prima. Sul mercato dell’usato i concessionari saranno tenuti a fornire un certificato di idoneità alla circolazione valido, utile a dimostrare che la vettura venduta non rientri tra quelle classificate come fuori uso. La stessa certificazione diventerà obbligatoria anche nelle compravendite tra privati, ma solo quando la trattativa passa da piattaforme online.

Per le autodemolizioni si prospettano standard di tracciabilità decisamente più severi, pensati per togliere ossigeno al giro dei ricambi in nero. L’incognita più grande, invece, riguarda i listini delle auto nuove. Adeguarsi all’ecodesign e ai nuovi obiettivi di riciclo significa costi di produzione più alti per i marchi, e le associazioni di categoria temono che il conto finisca per essere girato ai consumatori.

Le regole europee si applicano direttamente, senza bisogno di un recepimento nazionale, ma Italia e altri Stati membri avranno due anni di tempo per mettere a punto strutture e controlli. Un margine che le associazioni ambientaliste considerano troppo ampio e sul quale chiedono un’accelerazione a tutela dell’ecosistema continentale.

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