La fotosintesi non è sinonimo di crescita, e le querce lo dimostrano in un modo che ha spiazzato più di qualche ricercatore. Un’analisi condotta su 137 siti sparsi per gli Stati Uniti ha messo in luce qualcosa che i modelli climatici avevano sempre dato per scontato non potesse succedere: gli alberi continuano a catturare anidride carbonica per mesi dopo aver smesso di produrre nuovo legno. Due processi che si pensavano legati a doppio filo, insomma, camminano invece su strade separate.
A guidare lo studio è stato Mukund Palat Rao, ecoclimatologo del Lamont-Doherty Earth Observatory, che fa capo alla Columbia Climate School. Il punto che colpisce è proprio questo scollamento temporale. Le querce mettono su massa legnosa in una certa finestra dell’anno, poi si fermano. Ma la macchina della fotosintesi non stacca la spina insieme al resto. Resta accesa, continua a lavorare, continua a fissare anidride carbonica per settimane e settimane oltre quel momento.
Perché questo cambia il modo in cui leggiamo i modelli climatici
La cosa interessante è che questa distinzione non è un dettaglio da botanici. Tocca il cuore di come vengono costruiti i modelli climatici, quelli che provano a prevedere quanta CO2 le foreste riescono ad assorbire e trattenere. Fino a oggi molti di questi calcoli partivano da un presupposto comodo: se un albero cresce, allora sta anche assorbendo carbonio in proporzione. Legno in più uguale carbonio catturato. Semplice, lineare, ma a quanto pare sbagliato.
Se la crescita legnosa e l’attività fotosintetica non vanno di pari passo, allora le stime rischiano di raccontare una storia parziale. Un albero che ha smesso di ingrossare il tronco potrebbe continuare a fare la sua parte nel togliere anidride carbonica dall’atmosfera, e questo contributo finora è stato in buona parte trascurato. La ricerca del Lamont-Doherty Earth Observatory suggerisce quindi che le foreste temperate potrebbero avere un ruolo diverso, e forse più sfumato, di quanto si immaginasse nei bilanci del carbonio.
L’analisi su così tanti siti, 137 per la precisione, dà un peso non da poco a queste osservazioni. Non si parla di un singolo bosco osservato per caso, ma di un quadro ampio che attraversa territori e condizioni molto diverse tra loro negli Stati Uniti. E il messaggio che ne esce è abbastanza chiaro: dare per scontato che la fotosintesi si spenga quando finisce la crescita del legno è un errore che i modelli hanno portato avanti troppo a lungo. Restano da capire tutte le conseguenze di questo disallineamento, ma già così cambia la prospettiva. Le querce, alberi tra i più studiati e apparentemente meno misteriosi, hanno mostrato di avere ancora qualcosa da insegnare a chi cerca di misurare con precisione il polmone verde del pianeta.


