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Kioxia frena i prezzi delle NAND: respiro anche per Apple

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Il rally sui prezzi delle NAND potrebbe aver trovato un freno, e a tirarlo è stato proprio uno dei protagonisti principali del mercato. Hiroo Ota, amministratore delegato di Kioxia, ha dichiarato che i listini della memoria flash sono già saliti abbastanza, e ha detto ai suoi commerciali di non insistere per aumenti sostanziosi nelle trattative con i clienti. Una presa di posizione insolita in un settore che negli ultimi trimestri ha spinto sull’acceleratore dei margini senza troppi scrupoli, e che di riflesso finisce per regalare un po’ di respiro anche ad Apple.

Ota ha citato esplicitamente i data center, spiegando che “anche gli hyperscaler hanno budget limitati” e che ulteriori rincari finirebbero per danneggiare l’intero mercato. Il manager, arrivato alla guida dell’azienda solo ad aprile, ha usato parole nette: i prezzi sono già cresciuti a sufficienza. Vale la pena ricordare da dove si parte, perché il contesto conta parecchio.

Kioxia: un aumento del 70% e poi lo stop

Nel trimestre chiuso a giugno Kioxia aveva alzato i prezzi dei suoi prodotti NAND del 70 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Un balzo enorme, che si inseriva in una fase di rincari generalizzati su tutta la filiera della memoria. Ora la linea sembra cambiata, almeno nelle intenzioni dichiarate dal vertice dell’azienda giapponese.

Ota non ha fatto il nome di Apple, ma il collegamento è quasi automatico. La società di Cupertino pesa per il 20 per cento dei ricavi complessivi di Kioxia ed è il singolo cliente più importante del gruppo. Difficile immaginare che una politica di moderazione riservata ai data center non finisca per riflettersi anche sul principale acquirente. Interpellato poi sulle recenti dichiarazioni di Chey e sulla cooperazione con SK Hynix, il numero uno di Kioxia ha tagliato corto affermando di non avere idea di cosa le abbia motivate.

Cosa aveva detto Apple sui costi della memoria

La tempistica è interessante, perché Apple aveva già suonato l’allarme. Presentando i risultati del terzo trimestre fiscale 2026, l’azienda aveva spiegato di aver pagato la memoria più cara nel trimestre di marzo rispetto a quello di dicembre, e di aspettarsi un esborso significativamente maggiore nel trimestre di giugno rispetto a marzo. Cosa poi puntualmente accaduta, con l’effetto in parte compensato dalle scorte di magazzino accumulate in precedenza. Per settembre, aveva aggiunto la società, i costi della memoria sarebbero stati ancora più alti.

Un quadro poco allegro, insomma, per tutti i produttori di elettronica di consumo finiti dentro quella che ormai viene chiamata l’inflazione dei chip di memoria. Le parole di Ota, in questo senso, arrivano come una boccata d’ossigeno per aziende che da diversi trimestri si trovano a gestire una voce di costo fuori controllo e difficilmente scaricabile del tutto sul prezzo finale dei dispositivi.

La carta CXMT nelle mani di Cupertino

C’è poi un altro elemento che rafforza la posizione negoziale di Apple. Lunedì è arrivata una sorta di conferma da CXMT riguardo alle trattative in corso con la società californiana per una possibile collaborazione. Un accordo del genere darebbe a Cupertino un’alternativa concreta da mettere sul tavolo ogni volta che si siede a discutere condizioni e volumi con i fornitori tradizionali di memoria.

Il mercato della memoria resta comunque un terreno mobile, dove le dichiarazioni pubbliche dei vertici pesano quanto i contratti firmati. Kioxia ha scelto di mandare un segnale distensivo dopo mesi di corsa al rialzo, e lo ha fatto con una formula che non lascia molto spazio all’interpretazione. I prezzi, secondo Ota, sono già saliti abbastanza.

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