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Asahi Linux su M3: la build ufficiale arriva tra poche settimane

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Il supporto di Asahi Linux ai chip Apple Silicon M3 è arrivato al punto di svolta: il team di sviluppo parla di una build ufficiale della distribuzione pronta entro qualche settimana, dopo mesi di lavoro fitto su driver, firmware e componenti che fino a poco tempo fa erano semplicemente muti. Chi segue il progetto da tempo sa quanto conti questo passaggio, perché finora chi possedeva un Mac con processore della famiglia M3 poteva contare soltanto su versioni preliminari, buone per sperimentare ma non abbastanza solide da essere consigliate a chiunque.

La prima dimostrazione del supporto alla serie M3 era arrivata a gennaio, in forma appunto sperimentale. Da allora il lavoro si è concentrato sulla stabilità, e non su una singola grande funzione ma su una lunga serie di pezzi da rimettere in ordine uno per uno. Il risultato è una versione che, secondo gli sviluppatori, ha raggiunto un livello di maturità sufficiente per la distribuzione pubblica.

Diverso il discorso per M4 e M5. Qui il cantiere è ancora aperto e la faccenda si è rivelata parecchio più complicata del previsto, per via di alcune modifiche hardware e firmware introdotte da Apple che rendono meno riutilizzabile il lavoro fatto in precedenza. Nessuna data, nessuna stima: le tempistiche restano al momento sconosciute.

Webcam, audio e USB: i punti più duri del reverse engineering

Tra gli interventi più recenti spicca il supporto al processore di elaborazione delle immagini della webcam. Sulla carta il componente era rimasto in gran parte simile a quello dei chip M2, quindi ci si poteva aspettare un lavoro di semplice adattamento. Nella pratica no: su M3 Max andava in crash durante l’inizializzazione, con la conseguenza che l’intera webcam risultava inutilizzabile. Per uscirne il team ha dovuto sviluppare e compilare un driver nuovo.

Capitolo audio, altrettanto spinoso. I microfoni integrati dei Mac con chip M3 adottano un nuovo decimatore, chiamato High Frequency, e questo ha imposto una revisione dello stack audio per far tornare i conti. Sempre nell’elenco delle differenze scovate strada facendo c’è una modifica al blocco ATCPHY, quello che si occupa di gestire USB 3, DisplayPort e Thunderbolt attraverso le porte USB-C: un blocco tutt’altro che marginale, dato che ci passano video esterni e trasferimenti dati.

Il grattacapo più fastidioso, però, è arrivato dal controller USB. Su M3 base Apple ha mantenuto gli ACE2 di Texas Instruments, già noti agli sviluppatori, mentre su M3 Pro e M3 Max è passata agli ACE3. Un cambio che ha significato altre sessioni di reverse engineering per capire come funzionasse il componente e scrivere da zero un driver adatto a Linux. È il tipo di lavoro che non si vede quando tutto va bene, e che si nota subito quando manca, perché una porta che non risponde rende il computer parecchio meno utile.

Cosa cambia per chi usa un Mac con chip M3

Il senso di tutto questo è piuttosto concreto. Con la build ufficiale, i possessori di macchine M3 potranno installare Asahi Linux contando su un sistema che riconosce le periferiche principali senza dover mettere mano a configurazioni improvvisate. Webcam, microfoni, porte USB-C: gli elementi che nelle fasi preliminari facevano più penare sono ora coperti.

Resta l’asimmetria interna alla famiglia, con M3, M3 Pro e M3 Max che hanno richiesto approcci diversi su alcuni sottosistemi proprio per le scelte compiute da Apple sui singoli chip. Per M4 e M5, invece, il percorso è appena iniziato e le modifiche introdotte da Apple lo rendono più lento del solito.

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