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Che Apple abbia comprato Sonera non lo ha annunciato Apple, ma un avviso pubblicato dalla Commissione europea, documento burocratico e poco spettacolare che ha però svelato un’operazione passata sotto silenzio: l’acquisizione, avvenuta nel corso di quest’anno, di una start up californiana che non aveva mai messo in commercio nemmeno un prodotto. Nessun dispositivo, nessun lancio, nessuna presentazione. Solo una tecnologia in fase di sviluppo, e a quanto pare abbastanza interessante da convincere Cupertino a firmare un assegno.
La tecnologia in questione riguarda un chip capace di leggere l’attività dei muscoli e del cervello attraverso i loro campi magnetici. Detta così sembra un dettaglio tecnico da laboratorio, ma il punto è proprio quello: farlo senza applicare elettrodi sulla pelle. Chi ha fatto un elettrocardiogramma o un elettroencefalogramma sa come funziona la procedura classica, con i sensori attaccati al corpo, il gel, i cavi, la necessità di un contatto stabile. Sonera lavorava a un approccio diverso, che salta quel passaggio.
Sonera: perché un chip senza elettrodi interessa così tanto
La differenza non è cosmetica. Rilevare i segnali muscolari e cerebrali a partire dai campi magnetici significa, in teoria, poter costruire sensori molto più piccoli e meno invadenti, integrabili in oggetti che si indossano tutti i giorni. È il tipo di ricerca che si colloca esattamente nella zona dove Apple si muove da anni, quella dei dispositivi da polso, delle cuffie, degli accessori che raccolgono dati sul corpo senza chiedere all’utente di fare nulla di particolare.
L’attività muscolare, in particolare, è un terreno noto a chi segue il settore. Leggere le contrazioni dei muscoli dell’avambraccio consente di interpretare gesti minimi delle dita, anche quelli appena accennati, e di trasformarli in comandi. Un pizzico del pollice contro l’indice, per esempio. Il fatto che Sonera puntasse a ottenere questi segnali senza elettrodi incollati alla pelle rende l’idea potenzialmente più comoda e più semplice da inserire in un prodotto di consumo.
Un’acquisizione silenziosa, come da tradizione
Il modo in cui la notizia è emersa dice molto sullo stile di Cupertino. Le acquisizioni piccole vengono chiuse senza comunicati, senza cifre, senza dichiarazioni entusiastiche. Emergono mesi dopo, quando qualche adempimento normativo obbliga a lasciare traccia. In questo caso è stato un avviso europeo a rendere pubblica un’operazione che altrimenti sarebbe rimasta invisibile.
Comprare una start up che non ha ancora immesso sul mercato nulla è una scelta che segue una logica precisa. Non si acquista un prodotto finito né una base di clienti, si acquistano brevetti, competenze e le persone che quella tecnologia l’hanno costruita. È il classico acquisto di talento e proprietà intellettuale, che poi finisce dentro i laboratori interni e riemerge, eventualmente, dopo anni e sotto forma di una funzione descritta in due righe durante un keynote.
Quanto tempo serva perché un chip di questo tipo arrivi davvero dentro un dispositivo commerciale è impossibile stabilirlo. Sonera era in una fase di sviluppo, non di produzione, e il passaggio dal prototipo funzionante al componente affidabile da inserire in milioni di unità è lungo e tutt’altro che scontato. Nel frattempo Apple si porta in casa una competenza specifica su un metodo di lettura dei segnali biologici che, sulla carta, elimina uno degli ostacoli più fastidiosi di questo genere di misurazioni: la necessità di attaccare qualcosa alla pelle.








