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iPhone Duo, il pieghevole Apple nato dai fogli di carta A5

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Il racconto della nascita di iPhone Duo arriva direttamente da chi il progetto lo ha seguito dall’inizio, e ruota attorno a una frase che in Apple continua a circolare da decenni: quella di Steve Jobs sulla magia che nasce all’incrocio tra tecnologia e arte. In un’intervista a GQ, alcuni dei responsabili dello sviluppo del primo smartphone pieghevole dell’azienda hanno spiegato che il dispositivo non è la versione flessibile di un iPhone già esistente, ma un prodotto costruito praticamente da zero, partendo da un riferimento tutto sommato banale: i vecchi taccuini di carta.

A citare Jobs è stato John Ternus, il nuovo amministratore delegato di Apple, che ha collegato il lavoro sul pieghevole proprio a quel principio secondo cui la vera magia avviene all’intersezione tra tecnologia e arte. Una formula che negli anni è stata usata per quasi ogni presentazione, ma che qui viene applicata a un oggetto che l’azienda ha lasciato maturare mentre la concorrenza correva avanti da anni.

Le proporzioni della carta come punto di partenza

Molto più terra terra l’approccio di Molly Anderson, responsabile dell’industrial design, che ha descritto il problema iniziale in termini quasi ingegneristici: trovare il modo di offrire una superficie di lavoro più ampia senza rinunciare a un dispositivo compatto, che stia in tasca e si porti in giro senza pensarci. Da qui la scelta di guardare ai formati cartacei internazionali, quelli della serie “A” che chiunque abbia usato una fotocopiatrice conosce almeno di vista.

Apple sostiene che le proporzioni di iPhone Duo siano state influenzate proprio da quello standard. Le dimensioni si avvicinano a quelle di un foglio A5, cioè metà di un A4, pur senza riprodurne esattamente il rapporto tra i lati. Chi lo ha avuto tra le mani, però, tende a usare un paragone diverso e più immediato: quello del passaporto. Stessa impressione riferita da chi da qualche settimana utilizza il Galaxy Z Fold 8 di Samsung, che ha misure quasi sovrapponibili.

La cerniera e il lavoro sull’apertura

Il nodo più complicato, a sentire i progettisti, non è stato tanto chiudere il telefono quanto renderlo davvero utilizzabile una volta aperto. Un lavoro che ha coinvolto insieme software e hardware, perché lo schermo interno cambia completamente il modo in cui le applicazioni devono comportarsi e perché la meccanica deve reggere migliaia di aperture senza cedimenti percepibili.

Anderson ha insistito soprattutto su un dettaglio che raramente finisce nelle schede tecniche: la sensazione che si prova nel momento in cui il dispositivo si apre. La soluzione adottata è una cerniera a coppia variabile, un meccanismo che richiede pochissima forza per avviare il movimento iniziale e che invece irrigidisce la struttura nella posizione finale, così da mantenere il telefono aperto e perfettamente disteso. Detto in modo semplice, l’idea è che il gesto risulti leggero all’inizio e solido alla fine, senza quella sensazione di elastico che caratterizza diversi pieghevoli in circolazione.

È un tipo di attenzione che riporta al ragionamento di partenza, quello del taccuino. Un quaderno non oppone resistenza quando viene aperto e resta fermo dove viene lasciato, e replicare quel comportamento con due metà rigide unite da un sistema di ingranaggi è esattamente il genere di problema che un’azienda come Apple ama raccontare a posteriori. Il riferimento ai formati cartacei, del resto, serve anche a spiegare perché iPhone Duo abbia una forma più vicina a un piccolo blocco note che a un tablet compresso, scelta che lo allontana da alcune interpretazioni più allungate viste sul mercato.

Fonte: TecnoAndroid

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