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La sanità potrebbe diventare il terreno decisivo su cui l’intelligenza artificiale sarà chiamata a dimostrare il proprio valore. È la tesi al centro di Internet of Beings, saggio che porta come sottotitolo “i sogni e gli incubi di digitalizzare i corpi umani” e che uscirà l’anno prossimo per i mercati globali con Emerald/Wiley. L’autore, docente alla Bocconi e direttore del think tank Vision, vede nell’incontro tra AI e cure mediche l’occasione per dare un senso economico, politico e finanziario a un progresso tecnologico di cui sembra essersi perso il controllo.
L’idea ha un pregio curioso perché avvicina due mondi che di solito non si parlano. Da una parte c’è il dibattito raffinato sull’AI, spesso così generico da risultare sterile. Dall’altra c’è chi ha capito che la salute può decidere le prossime elezioni in Europa e in Italia, come già accaduto negli Stati Uniti, ma continua a pensare che l’unica via per sistemare la sanità pubblica sia aumentare le risorse nella prossima finanziaria.
Perché la medicina è il banco di prova giusto
Secondo il libro, un uso intelligente dei dati potrebbe produrre una sorta di doppio miracolo. Da un lato darebbe una ragione agli enormi investimenti nell’AI, stimati da Goldman Sachs in circa 6 mila miliardi di euro tra il 2023 e il 2030, che ancora faticano a intercettare i bisogni reali delle persone e quindi a generare un ritorno. Dall’altro aiuterebbe a salvare il più essenziale dei servizi pubblici, che oggi sta franando stretto nella morsa tra invecchiamento della popolazione e vincoli di spesa.
Il punto di partenza è che manca ancora una vera teoria della trasformazione innescata dagli algoritmi, e concentrarsi su un campo specifico come la medicina e la ricerca può aiutare a comprenderla meglio. La scelta non è casuale. Negli Stati Uniti la spesa sanitaria vale circa il 18% del PIL e quattro delle maggiori aziende americane per fatturato appartengono proprio a questo comparto. Il settore ha opposto più di altri resistenza alla digitalizzazione e per questo l’impatto della tecnologia potrebbe rivelarsi ancora più dirompente. Pesa poi la sensibilità politica del tema, sia in Italia sia oltreoceano, dove la critica alle aziende farmaceutiche è l’unico argomento capace di mettere d’accordo Bernie Sanders e Donald Trump. Infine, applicare l’AI alla salute rende più nitide le opportunità, come curare malattie oggi incurabili tra cui il cancro, e insieme i rischi, fino alla manomissione di un corpo, legati a una tecnologia di cui secondo Dario Amodei non si sa ancora cosa fare.
Dai sensori nel corpo alla ricerca farmaceutica
Lo scenario sembra uscito dalla fantascienza. Nel film Fantastic Voyage del 1966, basato su una storia concepita da Isaac Asimov, un gruppo di astronauti viene miniaturizzato per viaggiare nel corpo di un collega e salvarlo da un aneurisma. Quel racconto conteneva già il paradigma che ora sta per diventare realtà. Internet infatti si prepara a entrare nell’organismo umano attraverso i sensori indossabili, simili a quelli usati da chi corre, che diventano sempre più piccoli. Presto potranno essere ingoiati senza bisogno di interventi chirurgici, muoversi lungo i canali che trasportano sangue e ossigeno e perfino agire in caso di emergenza.
Le conseguenze sarebbero tre. La prima riguarda la possibilità di salvare milioni di persone che oggi muoiono all’improvviso, per esempio di infarto. La seconda è la prevenzione di patologie che stanno mettendo in ginocchio gli ospedali. La terza tocca la ricerca farmaceutica, che diventerebbe molto meno costosa e molto più veloce grazie a una enorme mole di informazioni dalle quali l’intelligenza artificiale potrebbe ricavare indicazioni su cosa funziona senza anni di test.
Certo, la fusione tra tecnologie digitali e salute oggi è condizionata dalle visioni distopiche di Peter Thiel e di altri “baroni del silicio”, convinti che il progresso regalerà ad alcuni l’eterna giovinezza e ad altri la disoccupazione. L’incubo del superuomo però non è un esito inevitabile. L’AI potrebbe governare dispenser impiantabili di insulina, evoluzione di dispositivi già esistenti, migliorando la vita di chi soffre di diabete. Anche le prime applicazioni di Neuralink, l’impresa di Elon Musk che lavora sui neuroni, permettono a persone paralizzate di controllare computer e altri apparecchi con i segnali cerebrali. Per l’autore sono i vecchi sistemi sanitari il vero banco di prova dell’intelligenza artificiale.
Fonte: TecnoAndroid








