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Chi passa qualche ora a giocare su PC prima o poi si è imbattuto nello screen tearing, quel difetto visivo che spezza l’immagine in strisce disallineate. Un attimo prima si combatte in un mondo fantasy e un attimo dopo il personaggio sembra tagliato in due, con il busto separato da gambe e testa e il sentiero davanti ridotto a un mosaico frastagliato. Per fortuna oggi le cause di questo fenomeno sono chiarissime e anche i rimedi sono ormai consolidati.
Lo strappo dell’immagine fa parte di una famiglia di artefatti visivi che possono rovinare una sessione di gioco. Capita soprattutto nel PC gaming ma ogni tanto colpisce anche chi usa una console. All’origine c’è uno scollamento tra la velocità con cui l’hardware produce i fotogrammi e il ritmo con cui il monitor riesce a mostrarli. Grazie a una serie di tecnologie che coordinano scheda video e schermo, però, il problema non è più il flagello di una volta.
Perché lo screen tearing rovina l’immagine
Il meccanismo è piuttosto semplice. La GPU genera fotogrammi a una cadenza diversa da quella con cui il monitor li visualizza. Si può immaginare una catena di montaggio con due operai, dove la scheda grafica “passa” i fotogrammi allo schermo. Il guaio è che molte GPU non sono legate alla velocità del display. A volte corrono molto di più e sfornano centinaia di fotogrammi in più al secondo rispetto a quelli che il monitor può mostrare. Altre volte, quando un gioco le mette sotto sforzo, ne producono pochissimi.
Il monitor invece si aggiorna con una tabella di marcia fissa, proprio come l’ultimo operaio della catena che deve posare il pezzo ricevuto prima di prenderne un altro. Il numero di aggiornamenti al secondo si misura in hertz e prende il nome di refresh rate, mentre la produzione della scheda video si misura in fotogrammi al secondo, cioè fps. Gli schermi più semplici si fermano a 60 Hz e quelli pensati per il gioco salgono a 144 Hz o oltre. I 240 Hz sono sempre più comuni anche nella fascia media e sul mercato esistono già pannelli da 1.000 Hz.
Cicli così rapidi diventano impercettibili a un occhio non allenato. Quello che si vede benissimo è cosa succede quando la GPU scrive un nuovo fotogramma nel buffer prima che il monitor abbia finito di leggere il precedente. Lo schermo scansiona il buffer dall’alto verso il basso e mostra pezzi di due immagini insieme, ognuna in una diversa fascia orizzontale. Ecco allora la cima di un albero spostata di lato rispetto al tronco, il classico effetto dello screen tearing.
V Sync e frequenza variabile per eliminare lo strappo
Di fatto si tratta di un problema risolto. Con la tecnologia a frequenza di aggiornamento variabile, nota come VRR, il monitor allinea il proprio refresh rate al frame rate della scheda video e non può più mostrare due fotogrammi alla volta. I nomi principali sono NVIDIA G Sync e AMD FreeSync.
Da non confondere con il V Sync, altra soluzione molto diffusa nei videogiochi. Qui la GPU deve aspettare che il monitor sia pronto prima di consegnare un nuovo fotogramma invece di spedirli alla massima velocità. È come dire al primo operaio il momento esatto in cui passare il pezzo al collega. Il sistema però ha qualche controindicazione. Visto che ogni fotogramma attende il suo turno può comparire input lag, e se il frame rate cala per un attimo il monitor ripete le immagini con scatti fastidiosi quanto lo strappo stesso. Non per questo va scartato.
Tradizionalmente G Sync si affida a un modulo hardware dentro i monitor certificati che dialoga con la GPU e aspetta che il fotogramma successivo sia completo prima di disegnarlo. I monitor “G Sync Compatible” più recenti ottengono lo stesso risultato senza hardware dedicato e la prossima generazione affronterà anche la sfocatura in movimento con una funzione chiamata Pulsar. FreeSync raggiunge lo scopo con il protocollo VESA Adaptive Sync, anche qui senza moduli. In entrambi i casi è come aggiungere un caposquadra che fa adeguare il ritmo dell’ultimo operaio a quello del primo.
Il VRR però non rende un monitor più veloce di quanto sia. Funziona bene solo dentro la finestra di aggiornamento nativa del pannello e quando la GPU supera il refresh rate massimo lo screen tearing ricompare. Per questo conviene attivare insieme V Sync e G Sync o FreeSync. Il VRR mantiene sincronizzati scheda e schermo mentre il V Sync impedisce ai fotogrammi di uscire dalla finestra supportata. Meglio abilitarlo dalle impostazioni grafiche globali di NVIDIA o AMD anziché dal menu del gioco, fissando nel titolo un limite appena sotto il massimo del monitor. Su un pannello da 240 Hz, per esempio, il tetto indicato è intorno ai 235 fps, una scelta che oltre a evitare lo strappo rende il frame rate più stabile e il gioco più fluido.
Fonte: TecnoAndroid








