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Interstellar: la scena che richiese 100 ore per un cosmo fedele

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Quando Interstellar arrivò nelle sale nel 2014, fu chiaro quasi subito che Christopher Nolan aveva tra le mani uno dei titoli di fantascienza più importanti della sua generazione. Dietro quel successo c’è un lavoro maniacale sulla precisione scientifica, al punto che una sola scena richiese 100 ore per essere realizzata. L’obiettivo era portare sullo schermo l’immagine più fedele del cosmo mai filmata, e per riuscirci il regista premio Oscar si affidò alle conoscenze di un fisico di altissimo livello.

I numeri raccontano bene come andò. Al botteghino internazionale Interstellar incassò 677 milioni di dollari, cioè circa 620 milioni di euro, una cifra che dimostra quanto il pubblico abbia risposto con entusiasmo. Nolan se l’era guadagnata tutta. Non solo perché era riuscito a rendere comprensibile un tema sulla carta piuttosto ostico, ma perché aveva analizzato ogni dettaglio con l’idea di costruire la visione più accurata possibile dal punto di vista scientifico. Servirono molte risorse, questo sì, però gli spettatori ripagarono lo sforzo.

Una storia nata da un fisico e da una produttrice

Il film, uscito il 6 novembre 2014 con una durata di 2 ore e 49 minuti, è ambientato in un futuro vicino in cui l’umanità comincia a fare i conti con la scarsità di risorse. In questo scenario Cooper, ex pilota della NASA interpretato da Matthew McConaughey, trova una strana traccia nella sua casa che lo spinge a indagare su alcuni pianeti potenzialmente abitabili. Da lì parte una spedizione per individuarli e salvare la specie umana. Nel cast figurano anche Anne Hathaway e Michael Caine.

La trama sa lavorare molto bene sulle relazioni personali. Vedere la figlia di Cooper crescere fino a diventare una donna adulta, con il volto di Jessica Chastain, fa venire la pelle d’oca praticamente a chiunque. Eppure è sul versante scientifico che la pellicola dà il meglio di sé. L’idea di partenza fu concepita dalla produttrice Lynda Obst insieme a Kip Thorne, fisico vincitore del premio Nobel e specializzato nello studio della gravità. I due volevano sviluppare un racconto in cui “gli eventi più esotici dell’universo diventano improvvisamente accessibili agli esseri umani”. Il progetto attirò l’attenzione di Steven Spielberg, ma alla fine finì nelle mani di Nolan.

Le regole di Kip Thorne e il giudizio di Neil deGrasse Tyson

Sul fronte degli esperti Christopher Nolan non badò a spese. L’aiuto di Thorne, che aveva già dato forma alla storia iniziale, si rivelò fondamentale perché la trama rispettasse i principi della fisica e perché le domande poste dal film risultassero ragionevoli. Grazie al suo contributo quasi tutto ciò che viene detto sullo schermo ha un senso. Qualche licenza poetica c’è comunque, come le nuvole di ghiaccio che compaiono su uno dei pianeti visitati dall’equipaggio.

Thorne fissò due paletti precisi per il lavoro del regista. Il primo era che niente violasse le leggi fisiche conosciute. Il secondo che tutte le speculazioni più audaci nascessero dalla scienza e non dalla fantasia di uno sceneggiatore. Un approccio che ha raccolto anche il plauso dell’astrofisico Neil deGrasse Tyson, secondo cui interagire con il passato è possibile e, visto che nessuno sa davvero cosa ci sia dentro un buco nero, qualsiasi teoria può considerarsi valida.

Chi volesse rivedere Interstellar o scoprirlo per la prima volta può trovarlo in streaming su Netflix o Now.

Fonte: TecnoAndroid

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