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iMac OLED: pannello a cinque strati contro il burn-in

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l futuro dei desktop Apple potrebbe passare da uno schermo costruito in modo diverso, perché iMac OLED non è più soltanto un’ipotesi da corridoio ma un progetto che coinvolge direttamente i fornitori di pannelli. L’idea al centro dei lavori riguarda una struttura a cinque strati, pensata per due obiettivi molto concreti: alzare la luminosità del display e mettere una pietra sopra al problema del burn in, quel fastidio per cui elementi fissi dell’interfaccia rischiano di rimanere impressi sullo schermo nel tempo.

A occuparsene sarebbe LG Display, che starebbe sviluppando proprio questo tipo di architettura con la prospettiva di vederla montata sui modelli di iMac in arrivo nei prossimi anni. Non un aggiornamento cosmetico, dunque, ma un intervento che riguarda il cuore del pannello.

Perché serve un pannello a più strati

Per capire il senso della mossa conviene partire da un dettaglio semplice. Un display OLED produce luce direttamente dai suoi pixel, senza retroilluminazione, e questo garantisce neri profondi e contrasto eccellente. Il rovescio della medaglia è che il materiale organico che emette quella luce si consuma con l’uso, e più lo si spinge in luminosità più veloce diventa il processo di degradazione. Su uno smartphone il problema è gestibile, perché le immagini cambiano continuamente. Su un computer da tavolo la situazione è diversa: barre degli strumenti, icone, elementi dell’interfaccia restano al loro posto per ore, giorno dopo giorno.

Da qui l’esigenza di moltiplicare gli strati emissivi. Sovrapponendo più livelli che lavorano insieme, il carico di lavoro si distribuisce e ciascuno di essi può essere spinto meno per ottenere lo stesso risultato finale, o addirittura un risultato migliore. Tradotto in pratica: più luminosità disponibile a parità di stress sul materiale, e una vita utile del pannello sensibilmente più lunga. È la logica dietro la struttura a cinque strati di cui si parla per il futuro iMac.

Cosa cambierebbe davanti agli occhi di chi lavora

Il beneficio più immediato sarebbe quello percepibile in ambienti molto illuminati, dove i display attuali fanno sempre un po’ di fatica. Uno schermo più luminoso significa contenuti leggibili anche con la luce che entra dalla finestra, colori che non si appiattiscono e contenuti in alta gamma dinamica gestiti con più margine. Per chi lavora su fotografia, video o grafica il discorso diventa ancora più interessante, perché la combinazione tra neri assoluti e picchi luminosi elevati è esattamente quello che un professionista cerca in un monitor. C’è poi il tema della durata, che su una macchina da scrivania pesa parecchio. Un display di questo tipo viene acquistato per restare sul tavolo diversi anni, e la prospettiva di un pannello che non mostra segni di stanchezza sotto forma di aloni permanenti è probabilmente l’argomento più convincente per chi finora ha guardato all’OLED su desktop con una certa diffidenza.

Il progetto, va detto, resta al momento in una fase di sviluppo e i tempi indicati parlano genericamente dei prossimi anni, senza riferimenti a un modello preciso o a una generazione specifica di Apple iMac. Nessuna conferma ufficiale è arrivata dall’azienda, che come sempre non commenta prodotti non annunciati.

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