Il regno di Orisha è finalmente pronto ad arrivare sul grande schermo, dopo un percorso di preparazione che ha superato gli otto anni. Il progetto, tratto dal romanzo di Tomi Adeyemi, ha appena rilasciato il suo primo trailer e la regista Gina Prince-Bythewood ha raccontato in un evento a New York perché ci ha messo così tanto tempo prima di accettare l’incarico. La cosa curiosa è che aveva già rifiutato di dirigere il film per ben due volte.
Parliamo di uno degli universi fantasy più attesi dei prossimi anni. E quando diciamo prossimi anni potremmo tranquillamente dire dell’intero decennio, perché la lavorazione va avanti dal 2018, cioè prima ancora che il libro arrivasse in libreria. Gli executive di Fox 2000 Pictures avevano visto un potenziale enorme nella storia e vollero assicurarsi lo sviluppo del progetto. Non a caso il romanzo è finito nella lista dei bestseller del New York Times ed è diventato un vero punto di riferimento nel genere Young Adult.
I due rifiuti di Gina Prince-Bythewood
La regista ha spiegato con parole molto sincere il suo percorso. “La cosa meravigliosa è che mi hanno offerto questo film due volte negli ultimi sette anni, e in entrambe le occasioni ho rifiutato. Non ero pronta emotivamente e, onestamente, non sapevo ancora come farlo. Ma quando me lo hanno proposto una terza volta, anche se all’inizio ho detto: l’ho già rifiutato, state perdendo tempo, tutto è successo esattamente quando doveva succedere. Dopo i film che avevo appena girato, finalmente sapevo come dirigere questo”.
Il punto è proprio questo. La prima volta che le fecero la proposta non si sentiva pronta, poi con l’esperienza ha capito di poter affrontare degnamente il mondo creato da Adeyemi. “C’è qualcosa di speciale nel poter giocare su una tela così grande. Di sicuro è difficile arrivare fin qui, soprattutto come regista. Ma dopo The Old Guard e dopo aver raggiunto quello che mi ero prefissata, è arrivato The Woman King. Quel film rappresentava tutto ciò per cui avevo lavorato durante l’intera carriera: poter raccontare una storia su una tela di quel tipo”.
Un universo ispirato alla Nigeria e girato nella natura
Il mondo del film è stato costruito insieme alla scenografa Hannah Beachler, già dietro a Black Panther, e trae ispirazione dalla Nigeria. Come il romanzo, rende omaggio a tante forme diverse di cultura africana. “Le conversazioni che abbiamo avuto sono state davvero belle, perché stiamo creando un mondo fantasy. Come facciamo a rendere la magia qualcosa di culturale? Come rendiamo reale questo mondo?”, ha raccontato la regista.
Il team si è ispirato agli antichi palazzi dell’Etiopia. “Gran parte della nostra storia è stata cancellata, e molte persone non si rendono conto che avevamo queste grandi civiltà e che Roma non è stata la prima a costruire palazzi così magnifici”. C’è poi un dettaglio affascinante: la scoperta scientifica che la pelle umana emette luce. Da lì è nata l’idea di intrecciare la magia con la scarificazione, elemento culturale profondo e spesso demonizzato dai media.
Per dare realismo ed evitare l’uso eccessivo del green screen, il film è stato girato negli ambienti naturali del Sudafrica. “Volevo quella che chiamo fantasia realistica, offrendo agli attori un ambiente a 360 gradi in cui muoversi. Hannah ha costruito set incredibili, entrarci era un’esperienza indimenticabile”.
Un cast trasformato in atleti
Il cast è di quelli importanti. Thuso Mbedu interpreta Zélie, Damson Idris è il Principe Inan, Amandla Stenberg la Principessa Amari, Idris Elba veste i panni di Lekan, Cynthia Erivo quelli di Kaea, Viola Davis è Mama Agba e Lashana Lynch interpreta Jumoke.
Arrivando da due grandi film d’azione, la regista non voleva dipendere dalle controfigure, così ha trasformato i suoi protagonisti in veri atleti. “Voglio che facciano le loro scene di lotta e le acrobazie, perché fa una grande differenza quando sono davvero loro sullo schermo. Per me le migliori scene di lotta sono come una bella scena d’amore: hanno bisogno di un inizio, uno sviluppo e una fine”.
Un lavoro che ha richiesto grande impegno agli attori.










