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Ig Nobel, la cerimonia lascia gli Stati Uniti e sbarca a Zurigo

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Gli Ig Nobel sono tornati a fare quello che sanno fare meglio, cioè premiare ricerche che a prima vista sembrano uno scherzo e che invece poggiano su paper accademici veri, firmati e documentati. Doverosa una premessa: si parla di scienza eccentrica, di studi che vanno dai baci alle mutande sepolte sottoterra, e il tono resta volutamente leggero. Il metodo però no, quello è serio, perché la regola numero uno di questo riconoscimento è che la ricerca premiata deve essere autentica.

A distribuire i premi è Improbable Research, la realtà che dal 1991 raccoglie e segnala le cosiddette ricerche improbabili. La formula che accompagna il riconoscimento è diventata quasi un motto: gli studi devono prima far ridere, e subito dopo far riflettere. Non è una battuta buttata lì, è proprio il criterio di selezione. Molte delle ricerche che finiscono sotto i riflettori affrontano domande che nessuno si porrebbe ad alta voce, salvo poi scoprire che dietro c’è un’osservazione utile, un dato curioso, a volte un piccolo tassello che aiuta a capire come funziona il mondo.

La cerimonia lascia gli Stati Uniti e arriva a Zurigo

La novità di questa edizione riguarda la geografia. Per la prima volta la cerimonia degli Ig Nobel si è tenuta in Europa, a Zurigo, dopo anni trascorsi negli Stati Uniti. Il trasloco non è stato dettato da ragioni logistiche o da voglia di cambiare aria: alla base ci sono le divergenze con l’amministrazione Trump, che hanno spinto gli organizzatori a spostare tutto oltreoceano. Un dettaglio che dice parecchio sul clima attorno al mondo della ricerca, anche quello che di norma si presenta con il sorriso sulle labbra.

Chi organizza il premio, del resto, non è un consesso accademico tradizionale. La società che sta dietro agli Ig Nobel mette insieme scienziati, giornalisti, insegnanti e artisti, con un requisito che gli stessi organizzatori dichiarano apertamente: bisogna essere eccentrici. Una composizione così eterogenea spiega bene il taglio della manifestazione, che mescola rigore e sberleffo senza mai rinunciare del tutto né all’uno né all’altro.

Il caso di Andrej Gejm, unico ad aver vinto entrambi i premi

C’è poi un primato che rende bene l’idea di quanto il confine tra scienza bizzarra e scienza celebrata sia sottile. Dalla prima edizione del 1991 a oggi, un solo ricercatore è riuscito a portarsi a casa sia l’Ig Nobel sia il premio Nobel: si tratta di Andrej Gejm. Il primo riconoscimento è arrivato nel 2000 per un esperimento di levitazione magnetica applicato a una rana, immagine che all’epoca fece il giro del mondo e che ancora oggi viene citata come esempio perfetto di ricerca che sembra assurda e invece dimostra un principio fisico preciso.

Dieci anni dopo, nel 2010, lo stesso scienziato ha ricevuto il Nobel per la Fisica grazie alle ricerche sul grafene, materiale che ha aperto un intero filone di studi su elettronica, materiali compositi e applicazioni industriali. Due traguardi agli antipodi solo in apparenza, perché nascono dallo stesso atteggiamento: provare a vedere cosa succede, anche quando la domanda di partenza sembra una perdita di tempo.

È questo il filo conduttore che tiene insieme una manifestazione arrivata a oltre tre decenni di storia. La ricerca scientifica premiata dagli Ig Nobel non è mai finta, non è mai inventata, e per accedere alla selezione deve superare quel filtro fondamentale della veridicità. Il resto, dalle rane sospese a mezz’aria agli indumenti interrati per motivi di studio, è materiale che conquista i titoli dei giornali e poi, spesso, finisce per meritarsi una seconda lettura più attenta.

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