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Il governo britannico ha pubblicato una bozza di linee guida sull’intelligenza artificiale rivolta ai propri dipendenti, e le indicazioni contenute nel documento hanno lasciato perplessi parecchi addetti ai lavori. Il testo, intitolato “Use AI Sustainably”, spinge verso un approccio attento all’ambiente e finisce per mettere la sostenibilità davanti a qualsiasi considerazione legata alla produttività. Chi lavora nella pubblica amministrazione del Regno Unito dovrebbe insomma pensarci due volte prima di aprire un chatbot.
Cosa chiede Londra ai dipendenti pubblici
Il primo principio è semplice: prima di ricorrere all’IA bisogna domandarsi se serva davvero. Se un software tradizionale come un foglio di calcolo è in grado di svolgere lo stesso compito, il modello va lasciato da parte. Un invito alla sobrietà digitale che, almeno sulla carta, ha una sua logica.
Le cose si complicano quando l’uso dell’intelligenza artificiale diventa inevitabile. In quel caso le regole indicano di scegliere il modello più piccolo disponibile, perché consuma meno energia. Il problema è che i sistemi di dimensioni ridotte hanno una maggiore tendenza alle allucinazioni, cioè a produrre risposte inventate o sbagliate, e questo in teoria peggiora la qualità del risultato finale. Non solo. Il documento raccomanda anche prompt brevi e nel minor numero possibile, un’altra scelta che rischia di penalizzare la precisione delle risposte.
Su un piano più generale le linee guida sembrano trattare l’IA quasi come una moda passeggera, con un atteggiamento da inseguitore più che da protagonista nel campo della tecnologia. Secondo i critici non è un caso che oggi non esista un modello di frontiera britannico o europeo capace di competere con i migliori. E anteporre le questioni ambientali alla produttività non appare esattamente la strada più efficace per far uscire l’economia britannica dalla fase di stagnazione in cui si trova.
Negli Stati Uniti la corsa ai data center accelera
Dall’altra parte dell’Atlantico lo scenario è diametralmente opposto. Gli Stati Uniti stanno puntando tutto sull’intelligenza artificiale e i numeri lo dimostrano. Le nuove aggiunte nette di capacità dei data center americani dovrebbero salire a circa 38 GW nel 2027, contro appena 10 GW circa nel 2025. Di questi 38 GW, però, solo 22 GW circa risultano già costruiti o in fase di realizzazione, mentre i restanti 16 GW sono ancora sulla carta.
Il fabbisogno energetico aggiuntivo legato ai centri dati tra il 2026 e il 2028 è stimato in 97 GW. A fronte di questa domanda ci sono 19 GW di capacità di rete disponibile o contrattabile e altri 21 GW di impianti di produzione elettrica in costruzione. Una cifra importante, ma non sufficiente a coprire l’intero fabbisogno.
Anche mettendo in conto circa 19 GW di nuove turbine e motori installati direttamente presso le strutture e circa 6 GW di celle a combustibile Bloom, resta infatti un deficit energetico residuo di circa 33 GW. Il dato corrisponde al valore intermedio della forbice di stime elaborata da Morgan Stanley e fotografa bene il ritmo serrato con cui l’America sta costruendo le infrastrutture per l’IA, mentre il Regno Unito chiede ai propri funzionari di verificare prima se basta un foglio di calcolo.
Fonte: TecnoAndroid








