C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui Honda Prelude è arrivata nel 2026 e ha messo d’accordo praticamente tutti, conquistando il titolo di miglior ibrida dell’anno. Nessuno avrebbe scommesso che il sistema ibrido nato per la Civic, una soluzione tutto sommato modesta, potesse trasformarsi nel cuore di una coupé capace di far girare la testa. Eppure è successo. Ed è successo con una formula tutt’altro che esagerata: potenza contenuta, prezzo abbordabile, niente fronzoli tecnici da vetrina.
Il bello è che la base meccanica è quella già vista sulla Civic e sulla CR-V, quel quattro cilindri benzina abbinato all’elettrico che da solo non farebbe gridare al miracolo. Solo che qui, con un po’ di pensiero laterale e qualche rapporto di trasmissione “simulato”, il risultato cambia completamente faccia. La sensazione al volante è quella di un cambio automatico a doppia frizione, con tanto di motore che sale di giri sul serio. E sì, quel sound contante a quattro cilindri è un piccolo schiaffo alle auto elettriche, che su questo fronte non hanno granché da raccontare.
Perché la Prelude arriva nel momento giusto
A guardare il mercato europeo, viene quasi da chiedersi come abbia fatto Honda a trovare lo spazio. Le coupé sportive di taglia media erano diventate merce rara: Audi, Volkswagen, Peugeot e compagnia hanno mollato il colpo da tempo. Roba come TT, Scirocco e RCZ ha lasciato un vuoto che nessuno sembrava più voler riempire. E proprio lì, in quel vuoto, si infila la Honda Prelude. È un classico modo di muoversi della casa giapponese: assente quando tutti facevano cassa con le coupé, di ritorno adesso che l’industria guarda altrove.
La sesta generazione segna un cambio di passo netto. Negli anni Ottanta e Novanta la Prelude era stata un’apripista tecnica, con il suo schema a trazione anteriore. Stavolta la ricetta è più convenzionale, e funziona. Il piacere di guida non nasce da quattro ruote sterzanti o da diavolerie di ripartizione della coppia, ma da una rivisitazione intelligente del telaio e delle sospensioni della Civic Type R, la hot hatch che ha fatto incetta di elogi. La differenza è che qui non si paga il dazio della rigidità: la Prelude non ti rompe la schiena come la Civic pepata.
Estetica, dinamica e un prezzo che conta
Va detto: è bella in un modo che le precedenti generazioni non avevano mai raggiunto. Una linea pulita, raffinata, capace di parlare a una clientela matura, magari con i figli ormai fuori casa, che cerca un’auto elegante con un powertrain ibrido efficiente. E quando ci si mette al volante, la sorpresa è che mantiene le promesse anche oltre l’aspetto. La tenuta di strada è davvero notevole: piatta, composta, precisa, rifinita con cura.
Quel sistema ibrido che altrove le è valso qualche critica, soprattutto nei mercati dove la Prelude aveva costruito una reputazione più sportiva, qui diventa il suo asso nella manica. In Regno Unito e in Europa è la scelta che le garantisce un futuro solido nel medio periodo. Non sarà il motore a far battere il cuore degli appassionati puri, ma offre prestazioni concrete e accessibili, più che sufficienti a tenere occupato un telaio di quel livello. La Honda Prelude è senza dubbio la coupé ibrida più interessante e stimolante arrivata sul mercato nel 2026. E il fatto che tutto questo venga offerto a un prezzo ragionevole è la ciliegina sulla torta.
