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Arrivano i primi ban su Pokémon Go per una faccenda che la community sospettava da tempo, ovvero l’esistenza di missioni ottenute senza passare dai canali ufficiali del gioco. Le segnalazioni parlano di account colpiti da provvedimenti dopo aver messo le mani su creature rarissime grazie a ricerche speciali comparse dal nulla, mai sbloccate seguendo il normale funzionamento dell’app ma aggiunte al profilo tramite una procedura esterna e non autorizzata.
Il meccanismo contestato, per come viene descritto, è tutto sommato semplice nella sua logica. Qualcuno inserisce direttamente nell’account l’accesso a determinate missioni, il giocatore poi le completa come farebbe con qualsiasi altra ricerca e si ritrova in tasca il Pokémon collegato. Nessuna magia, nessun evento a cui partecipare. Il fatto che ora siano spuntate le sanzioni sembra confermare che la pratica non fosse soltanto una leggenda metropolitana da forum, ma qualcosa di reale, rimasta per mesi nel territorio dei sospetti impossibili da dimostrare.
Un mercato parallelo che vendeva creature introvabili
Nel corso del 2025 una parte della comunità aveva iniziato a mettere insieme i pezzi, notando l’esistenza di un giro di vendite gestito da una cerchia molto ristretta di venditori. Questi profili offrivano creature particolarmente rare in cambio di cifre nell’ordine delle centinaia di euro, e tra la merce comparivano combinazioni che semplicemente non tornavano rispetto alle distribuzioni ufficiali organizzate negli anni. Gli indizi più pesanti riguardavano due dettagli. Da un lato le copie multiple di Pokémon rari che, per regolamento, avrebbero dovuto essere ottenibili una volta sola per allenatore. Dall’altro esemplari distribuiti anni prima che risultavano però custoditi dentro tipologie di Poké Ball nemmeno esistenti all’epoca della loro pubblicazione. Quantità anomale più strumenti incompatibili con il periodo storico di riferimento, un abbinamento che aveva fatto scattare l’ipotesi delle missioni manipolate.
C’è poi il capitolo più delicato. Alcuni venditori avrebbero mostrato ai potenziali acquirenti degli screenshot in cui sostenevano di essere in contatto con un membro del team di sviluppo. Materiale mai verificato, che non permette di stabilire alcun coinvolgimento interno. La stessa affermazione, del resto, poteva servire benissimo a coprire un’attività di hacking oppure semplicemente a dare più credibilità alle vendite agli occhi di chi stava per tirare fuori il portafoglio.
Trenta giorni di sospensione e nessuna risposta dagli sviluppatori
Il gruppo che oggi gestisce il gioco, indicato come Scopely Explore e in precedenza noto come Niantic Games, era già stato interpellato nel 2025 sulla vicenda senza però fornire alcuna risposta. Una nuova richiesta di chiarimenti è partita dopo la comparsa delle segnalazioni sui ban, che collegano in modo diretto i provvedimenti disciplinari all’ottenimento irregolare delle ricerche speciali.
L’avviso che si sono visti recapitare i giocatori coinvolti parla di una sospensione di 30 giorni. Nel messaggio compare anche l’avvertimento classico in questi casi, ovvero che eventuali violazioni successive potranno portare a sanzioni più pesanti sull’account. Si tratta quindi, almeno per ora, di un provvedimento temporaneo e non di una cancellazione definitiva, indirizzato però in modo preciso verso chi avrebbe sfruttato o acquistato l’accesso illecito alle missioni rare.
Resta il fatto che le sanzioni colpiscono un fenomeno che per lungo tempo è rimasto sotto traccia, alimentato da racconti frammentari e da schermate che circolavano nei gruppi privati senza mai trovare una conferma ufficiale. Adesso, con i ban documentati, il quadro si fa più nitido almeno su un punto, ovvero che qualcuno quelle ricerche speciali le stava davvero ottenendo scavalcando il gioco. Chi le ha comprate, in molti casi spendendo somme importanti, si ritrova con un account bloccato per un mese e un avvertimento sul groppone.










