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Tutto parte da un annuncio che, sulla carta, suona netto e rassicurante: stop alle immagini di nudo generate con Grok. O meglio, stop “dove la legge lo impone”. X fa sapere di aver introdotto un blocco geografico che impedisce di creare immagini di persone reali in bikini, intimo e simili nelle giurisdizioni in cui questa pratica è illegale. Un messaggio chiaro, quasi perentorio, che sembra voler dire: abbiamo capito, ci fermiamo qui, rispettiamo le regole.
Grok limita i contenuti sensibili: comunicazione forte, applicazione debole
Il problema è che questa storia non nasce dal nulla. Grok, l’IA fortemente voluta da Elon Musk e lanciata con un’aggressività che in molti hanno giudicato eccessiva, si è fatta notare fin da subito per una caratteristica molto discutibile: la facilità con cui permetteva di creare deepfake sessuali, spesso partendo da foto di persone reali. Una funzione che ha causato disagi enormi, soprattutto quando a finire nel mirino sono stati giovani e giovanissimi. Le reazioni non si sono fatte attendere e, nel giro di poco, sono partite indagini in diversi Paesi europei, Italia compresa, mentre nel Regno Unito e altrove le autorità hanno iniziato a bussare con sempre maggiore insistenza.
A quel punto Musk si è trovato davanti a un bivio piuttosto classico: continuare a tirare dritto, rischiando di vedere Grok e X limitati o esclusi da mercati chiave, oppure fare marcia indietro. Ed ecco allora le dichiarazioni ufficiali, piene di buone intenzioni e parole forti sulla tolleranza zero verso lo sfruttamento sessuale, la nudità non consensuale e i contenuti indesiderati. X promette rimozioni rapide, collaborazione con le autorità e misure tecnologiche per impedire abusi. Tutto molto corretto, almeno a livello di comunicazione.
Poi però arriva la parte che fa storcere il naso. Perché mentre gli statement si accumulano, nella pratica cambia poco o nulla. Musk minaccia conseguenze severe per chi usa Grok in modo illecito, gli account ufficiali rilanciano, ma per giorni non succede granché. Anzi, a un certo punto emerge persino l’idea di limitare le funzionalità più controverse agli abbonati, con la motivazione di poterli identificare più facilmente. Un’argomentazione che però suona malissimo: come se pagando si potesse ottenere una sorta di zona franca. La reazione è immediata e feroce, e quella proposta viene accantonata, lasciando però dietro di sé più polemiche di prima.
Arriviamo così allo statement più recente: Grok si ferma, i nudi vengono messi da parte. Fine della storia? Non proprio. Secondo quanto riportato da The Verge, anche dopo l’introduzione formale dei blocchi, resta estremamente semplice aggirare le restrizioni e ottenere immagini sessualizzate di donne reali, perfino senza passare da un abbonamento che renderebbe l’utente facilmente identificabile. Insomma, sulla carta il freno è tirato, ma nella realtà sembra più una foglia di fico che un vero stop.
È vero che nessun sistema di IA aperta può dirsi completamente a prova di abuso, perché con i prompt giusti spesso si trovano scorciatoie. Ma quando si annuncia un blocco e poi lo si applica in modo così fragile, la sensazione è che si stia cercando più di prendere tempo che di risolvere davvero il problema. La pressione delle Authority continua a salire, e Musk ora sa che questo non è un terreno dove si può improvvisare all’infinito. L’IA sarà anche nuova, ma le sue conseguenze ricadono in un mondo pieno di regole. E, volenti o nolenti, prima o poi i conti vanno fatti.