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Google Suncatcher, il data center è online: Gemma 4 scrive un haiku in orbita

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Il primo data center spaziale di Google è ufficialmente operativo. Il prototipo, battezzato Suncatcher, risulta online e sta già comunicando con la Terra dopo un viaggio cominciato all’inizio del mese, quando è stato portato in orbita da un razzo Falcon 9 di SpaceX insieme a oltre 100 altri veicoli spaziali. Non si tratta soltanto di un satellite acceso e funzionante, perché a bordo è già stato eseguito un modello di intelligenza artificiale. È il debutto concreto dell’elaborazione AI lontano dal nostro pianeta, e il modo in cui è avvenuto ha qualcosa di sorprendente.

Suncatcher è in orbita e risponde ai comandi

Il lancio risale al 1° ottobre. In quell’occasione il Falcon 9 trasportava un carico decisamente affollato, con più di cento mezzi destinati allo spazio, e tra questi c’era anche il primo satellite sperimentale del progetto Suncatcher. Il fatto che ora sia operativo rappresenta la notizia principale, perché significa che il sistema ha superato le fasi iniziali e riesce a dialogare con la Terra senza intoppi apparenti.

Per Google si tratta di un primo banco di prova di un certo peso. Il concetto stesso di data center in orbita punta a portare la capacità di calcolo al di fuori dell’atmosfera, e Suncatcher è il primo tassello tangibile di questo percorso. Parliamo comunque di un prototipo, quindi di uno strumento pensato per sperimentare e per capire sul campo come si comporta un’infrastruttura del genere quando si trova a centinaia di chilometri di distanza dalla superficie.

Ed è proprio qui che arriva la parte più interessante. L’intelligenza artificiale non è rimasta un’ipotesi sulla carta o un obiettivo da raggiungere più avanti. Un modello è già stato fatto girare direttamente a bordo del satellite, e il suo lavoro è stato poi trasmesso fino a terra. Detto in modo semplice, l’AI ha iniziato a funzionare nello spazio fin dai primi giorni di attività del prototipo.

Gemma 4 e una poesia nata in orbita

Il modello scelto per questo debutto è Gemma 4, sviluppato da Google DeepMind. Viene spontaneo immaginare che il primo compito affidato a un’AI fuori dal pianeta riguardasse calcoli scientifici complessi, simulazioni o elaborazioni di dati particolarmente pesanti. Gli ingegneri hanno invece preso una strada del tutto diversa, molto più leggera e, a suo modo, simbolica.

Al modello è stato chiesto semplicemente di scrivere un haiku, la breve poesia della tradizione giapponese, dedicato proprio allo spazio. Una richiesta quasi giocosa, che però racconta bene lo spirito del momento. Il primo vero esercizio di Gemma 4 lontano dalla Terra non è stato un test tecnico in senso stretto ma un piccolo componimento poetico, scritto da un’intelligenza artificiale mentre si trovava in orbita sopra le nostre teste.

C’è poi un dettaglio che rende la scena ancora più suggestiva. Il risultato del lavoro di Gemma 4 è stato trasmesso sulla Terra mentre il satellite sorvolava le isole Svalbard, l’arcipelago dell’estremo nord. Proprio da lì è arrivato il primo testo creativo prodotto da un modello di Google DeepMind a bordo di Suncatcher, a pochi giorni dal lancio del 1° ottobre con il razzo di SpaceX.

Fonte: TecnoAndroid

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