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Il primo satellite di Google dotato di chip per l’intelligenza artificiale ha appena inviato la sua prima risposta dallo spazio verso la Terra. L’azienda di Mountain View ha annunciato in un post pubblicato venerdì di essere riuscita ad avviare con successo le Tensor Processing Units, le TPU montate a bordo, e di aver fatto lavorare il modello Gemma 4 direttamente in orbita. Per collaudare il sistema non è stato scelto un calcolo complicato né una simulazione tecnica. La richiesta era molto più poetica, perché al modello è stato chiesto di comporre un haiku sull’esperienza di trovarsi nello spazio.
Il risultato, tradotto in italiano, suona più o meno così: “Biglia blu là sotto, flussi di dati in grazia silenziosa, la luce delle stelle nutre il mio nucleo”. Il testo originale si chiudeva anche con una piccola emoji a forma di stelline, un dettaglio che rende l’idea del tono leggero scelto per questo debutto. Dietro la poesia però c’è un traguardo tecnico concreto. Un modello di intelligenza artificiale ha ricevuto un’istruzione, l’ha elaborata grazie all’hardware ospitato sul satellite e ha restituito una risposta coerente. Il tutto mentre si trovava lontano dal nostro pianeta.
Google Gemma 4 in orbita: cosa c’è dietro Project Suncatcher
Questa prova fa parte di Project Suncatcher, un’iniziativa sperimentale con cui Google esplora una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza. L’obiettivo di lungo periodo è infatti portare dei veri e propri data center nello spazio, cioè infrastrutture dedicate all’elaborazione dei modelli di IA che lavorano in orbita anziché sulla superficie terrestre. Il satellite protagonista del test è stato lanciato all’inizio di questo mese e la generazione dell’haiku rappresenta uno dei primi segnali che l’apparato funziona come previsto.
Il componimento poetico non è stato l’unico esperimento. Google ha spiegato di aver provato anche altri testi a tema spaziale, come dei limerick, cioè brevi filastrocche umoristiche dalla struttura fissa, oltre a una serie di richieste legate alla telemetria, quindi ai dati che descrivono lo stato e il comportamento del satellite stesso. Insomma il modello Gemma 4 è stato messo alla prova sia sul versante creativo sia su compiti più vicini alle esigenze pratiche di una missione orbitale.
I prossimi test e l’obiettivo del 2027
La fase appena conclusa è soltanto l’inizio. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il passo successivo consisterà in una serie di verifiche per capire come si comportano le TPU quando vengono sottoposte a stress termico e all’esposizione alle radiazioni tipiche dell’ambiente orbitale. Sono proprio queste le condizioni più ostili per un hardware progettato per i calcoli dell’intelligenza artificiale, e valutare la sua tenuta è essenziale per qualunque progetto che voglia spostare l’elaborazione dei dati lontano dalla Terra.
Google ha spiegato che dimostrare che i propri chip possono eseguire carichi di lavoro nello spazio in modo affidabile apre la strada alla tappa successiva del programma. Si tratta del lancio di due satelliti gemelli interconnessi, previsto per il 2027, che rappresenterà il prossimo grande traguardo di Project Suncatcher.
Fonte: TecnoAndroid


