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Google Sheets porta la crittografia lato client a portata di aziende

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Google Sheets introduce la crittografia lato client, proteggendo i file nel browser prima che salgano sul cloud per Workspace Enterprise.

Se usi spesso Google Sheets, questa novità potrebbe cambiarti la prospettiva su come pensi alla sicurezza dei tuoi dati. La crittografia lato client non è più un esperimento per pochi, ma diventa disponibile in modo ampio: significa che i tuoi file non vengono più solo protetti dai server di Google, ma la chiave di accesso rimane saldamente nelle mani della tua organizzazione. In pratica, i dati vengono cifrati direttamente nel browser, prima ancora di salire nel cloud. E questa è una differenza enorme, perché elimina l’idea che qualcuno, dall’altra parte, possa dare anche solo uno sguardo non autorizzato a ciò che hai salvato. Nemmeno Google stesso.

 

Google rafforza la sicurezza dei dati sensibili con cifratura browser-side

Per chi lavora con informazioni sensibili – brevetti, bilanci, documenti strategici – non è un dettaglio da poco. È un cambiamento che può dare quella tranquillità in più quando si tratta di condividere o archiviare file delicati. La novità però non è per tutti: al momento riguarda specifici piani di Google Workspace, come Enterprise Plus o Education Plus, e porta con sé un pacchetto completo di funzioni utili. Tra queste, la possibilità di importare ed esportare file cifrati e il supporto con Google Vault per gestire attività legali o di compliance.

Naturalmente, non mancano le sfide, soprattutto quando entra in gioco l’interoperabilità con Microsoft Excel. I file protetti non si aprono direttamente nel software di Redmond, ma Google ha previsto un percorso alternativo: si esporta il file, lo si decritta con un tool ad hoc (per ora solo su Windows) e lo si converte in un formato leggibile da Excel. Sembra un po’ macchinoso, ma è pensato per mantenere la sicurezza anche quando i dati si spostano tra ambienti diversi.

Dal punto di vista delle aziende, la possibilità per gli amministratori di decidere chi potrà accedere a queste funzioni, impostandole a livello di unità organizzativa, è un vantaggio concreto. E il rollout è già partito: chi ha scelto la modalità “Rapid Release” ha iniziato a vedere l’opzione dal 4 settembre, mentre per gli altri sarà questione di giorni, con la distribuzione più ampia dal 18 in avanti.

Insomma, Google sta alzando l’asticella sulla protezione dei dati, e lo fa in un momento in cui la fiducia nella sicurezza digitale è più preziosa che mai.

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